
Me lo ricordo bene quel sogno, nonostante siano trascorsi almeno vent’anni. Stavo ai piedi del Westmister Bridge e guardavo verso l’alto. Il cielo era di un azzurro perfetto, senza una nuvola. Di fronte a me giaceva un cumulo gigantesco di macerie color sabbia, come se il cuore di Londra si fosse sbriciolato. Scorgevo i pilastri crollati, i resti del Big Ben e, più a sinistra, le Houses of Parliament completamente diroccate. Ero solo, la luce mi abbagliava sinistra, sentivo alcune voci riecheggiare in lontananza.
Ai tempi del sogno non ero ancora stato a Londra e il fatto sorprendente fu che, quando la visitai nel 2010, finii per ritrovarmi nello stesso luogo, come se avessi seguito un misterioso percorso interiore. Il colpo d’occhio era identico: i palazzi, le strade, il ponte, si trovavano esattamente là dove li avevo immaginati.
Provai una sensazione di déjà-vu stordente accompagnata da una specie di nausea, non forte ma fastidiosa, come se avessi un attacco di labirintite. Quell’anomala impressione di familiarità, che corrispondeva a un’esperienza seppure non vissuta, generò il presentimento che il sogno avesse a che fare con una realtà possibile.
Quell’atmosfera onirica mi si ripresentò inaspettatamente alcuni anni dopo, nel 2017, quando il Westminster Bridge fu scenario di un attacco terroristico legato a Daesh. L’idea disturbante che fosse una premonizione si impose nuovamente e, da allora, non mi ha più lasciato.
(Londra, 12 marzo 2010, photo by Pim)
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