Insane SunsetIl tramonto inonda la spiaggia di una luce calda sui toni dell'arancio e del blu. Mi alzo dalla sedia e mi sposto in cerca dell'angolazione migliore per riprendere il mare e l'isoletta che sta di fronte. Sono un fotografo professionista, so attendere il momento in cui la gente che cammina davanti a me si dirada, lasciando il campo libero quanto più possibile. Ecco. Click.

Alle spalle avverto la presenza della mia modella che esclama qualcosa. È bionda, si muove con movenze da gatta, indossa un costume color crème. Mi volto e la inquadro dal basso. Ha un corpo morbido che è tutto una curva. Dietro di lei spicca un grattacielo di vetri e acciaio, una vela gigantesca e acuminata che ricorda Dubai. La ragazza fa alcune pose, poi mette la mano a visiera sulla fronte come se cercasse di scorgere qualcuno da lontano.

Seguo il suo sguardo e solo allora mi accorgo che la spiaggia è in realtà un grande prato verde con molti tavoli apparecchiati.

Ad uno di questi mi aspetta una giovane donna con le gambe accavallate, nude. Pensavo fosse la mia modella, invece la ragazza ha i capelli scuri, lunghi e raccolti, il viso punteggiato da lentiggini. È molto carina, gli incisivi superiori leggermente sporgenti le conferiscono un'aria sbarazzina. Potrebbe avere non più di diciotto o vent'anni, credo. Si sporge un poco verso di me mostrando modi amichevoli e, a voce bassa, comincia a confidarmi certe malefatte. Le sue parole dovrebbero scandalizzarmi, invece mi strappano un sorriso benevolo, comprensivo, persino complice. Lei ci rimane male. Fa un'espressione seria, poi mi prende le mani e sussurra con tono diventato improvvisamente malizioso: sgridami, ti prego, sono stata cattiva, una bambina cattiva.

Non riesco a trattenermi e comincio a ridere, con il sole negli occhi.

2 responses to “Insane Sunset”

  1. Avatar rosy
    rosy

    è un sogno-racconto bellissimo

  2. Avatar Pim

    Nessun sogno è mai solamente un sogno (EWS).
    Grazie Rosy.

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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