Nei giorni scorsi avevo visto alcune immagini dei restauri che stavano interessando Notre-Dame. Avendo in programma di recarmi a Parigi per Pasqua, il primo pensiero fu che mi sarebbe dispiaciuto fotografare la cattedrale impacchettata. Avevo ripreso in mano quindi alcuni scatti fatti nei viaggi precedenti, ritornando alla serenità che mi aveva pervaso ad ogni visita.L’ultima fu la sera del 18 febbraio 2017: si stava tenendo un concerto di musica sacra per organo, non c’era molta gente e si percepiva un’atmosfera più raccolta del solito. Il servizio d’ordine all’ingresso perquisiva in maniera sistematica borse e zaini ma, data l’ora o forse la stanchezza, si dimostrò in quell’occasione poco zelante: la mia amica Lumi aveva con sé un coltellino svizzero che passò il controllo del tutto inosservato.
Lei è ortodossa e, sotto le volte di Notre-Dame, avemmo modo di scambiarci alcune belle riflessioni su religione e fede. Se fosse dipeso da noi le chiese di Roma e di Costantinopoli si sarebbero già ricongiunte da un pezzo, considerata la visione comune che avevamo su tutti gli argomenti. Unica differenza il segno della croce: su-giù-sinistra-destra io, su-giù-destra-sinistra lei. Ridevamo, perché mamma mi aveva sempre detto che gli ortodossi lo fanno nel senso sbagliato e la sua che erano i cattolici a segnarsi in modo scorretto.
Ecco: riguardando ora le immagini dell’incendio che ha devastato Notre-Dame, non posso non ripensare ai momenti di pace e di buonumore che trovai in quel luogo in cui l'anima mi si risvegliò sorridendo. Mi sono ripromesso che sarò là il giorno in cui verrà riaperta al pubblico, al termine dei lunghissimi lavori di rifacimento che le spetteranno. Succederà magari quando avrò raggiunto un’età ormai avanzata e non mi resteranno più tante forze né troppo tempo da vivere, ma io ci sarò.
(Foto scattata a Notre-Dame il 18 febbraio 2017)





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