Superga  4 maggio 1949I vecchi del quartiere se lo ricordano ancora quel 4 maggio 1949. Erano le cinque del pomeriggio di una giornata piovosa, inaspettatamente fredda per la stagione, le nubi basse avvolgevano la collina. Gli abitanti della Madonna del Pilone udirono dapprima il rombo prolungato di un aereo in avvicinamento che distolse la loro attenzione dalle normali occupazioni. Immagino i passanti di corso Casale levare lo sguardo verso l’alto, a cercare con la testa l’origine di quel rumore cupo che li riportava ai bombardamenti del ’43. All’improvviso poi il boato, come l’esplosione di una bomba, che atterrì più di qualcuno. Il tram fermò la sua corsa davanti al Muletto e il bigliettaio si sporse dal finestrino. La voce si propagò rapidamente come un’epidemia: era caduto un aereo a Superga.

Ci fu chi propose “andiamo a vedere cos’è successo”, inforcò la bicicletta e s’inerpicò per i tornanti che da Sassi salgono alla basilica, prima che i carabinieri nel frattempo sbarrassero la strada. La notizia che discese dal colle al precoce imbrunire lasciò la borgata ammutolita e poi sgomenta: era l’aereo del Torino, del Grande Torino. Il pilota aveva sbagliato la rotta, perso l’orientamento in mezzo alla nebbia, l'apparecchio si era abbassato troppo ed era andato a sbattere contro il muraglione intorno alla basilica. Tutti morti. Bacigalupo, Grezar, Loik, Gabetto, Ossola… Valentino Mazzola. Tutti.

La gente scesa in strada, passo dopo passo, rientrò a casa e si mise a pregare.

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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