Non sono le cose, ma il modo con cui le guardiamo.
Non sono le cose, ma il modo con cui le guardiamo.
Probabilmente non ti dico niente di nuovo, chissà quali evoluzioni emotive, mentali avrai compiuto per elaborare queste righe che parlano di morte, e io sono solo dieci dita dietro una tastiera, per cui non ho nessun diritto nell’infilarmici.
Anche per me è difficile ricostruire il passaggio logico che unisce certi pensieri alle parole che determinano: esiste una sorta di terra di mezzo di cui non sono perfettamente consapevole e nemmeno intendo esplorare più di tanto. Lascio fluire tutto nel modo più naturale che mi è possibile.

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.
(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)
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