Vado con passo leggero, tenendo una linea retta parallela al bordo del marciapiede, quasi fosse tracciata con il gesso. Lo sguardo si perde in avanti verso un punto imprecisato tra il limite dei tetti e il cielo. Non mi interessa il balletto delle automobili che svoltano all’incrocio con le frecce lampeggianti. Ascolto il vociare indistinto degli studenti che escono da scuola, i cappucci tirati sulla testa, come un passaggio di nuvole grigie a bassa quota. Mi lascio ispirare dal pensiero che un gabbiano si posi al mio fianco e cominci a parlarmi nel suo dialetto volatile.Un altro autunno. O un’altra primavera. Tutto può essere.
(Photo by Pim)





Rispondi