Un atro autunno. O un'altra primaveraVado con passo leggero, tenendo una linea retta parallela al bordo del marciapiede, quasi fosse tracciata con il gesso. Lo sguardo si perde in avanti verso un punto imprecisato tra il limite dei tetti e il cielo. Non mi interessa il balletto delle automobili che svoltano all’incrocio con le frecce lampeggianti. Ascolto il vociare indistinto degli studenti che escono da scuola, i cappucci tirati sulla testa, come un passaggio di nuvole grigie a bassa quota. Mi lascio ispirare dal pensiero che un gabbiano si posi al mio fianco e cominci a parlarmi nel suo dialetto volatile.
Un altro autunno. O un’altra primavera. Tutto può essere.
 
(Photo by Pim)

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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