Nonno TinoNonno Tino, il mio nonno materno, compirebbe oggi 120 anni. Quando nacque, il primo marzo 1900, regnava Umberto I e Sigmund Freud aveva da poco pubblicato L'interpretazione dei sogni.
Sosteneva di essere nato ancora nel XIX secolo e mi dispiace di averlo più volte contraddetto perché, in effetti, aveva ragione lui.
In qualità di maresciallo dei carabinieri girò mezza Italia – Piemonte, Lazio, Puglia, Toscana, Trentino Alto Adige – e fu distaccato a Rodi per qualche tempo. Nonna si lamentava di avere le valigie sempre in mano ma ho idea che a lui non dispiacesse. I suoi quattro figli, tra i quali la mia mamma, sono nati in altrettante località di differenti Regioni.
Nonno aveva un buon carattere: esigente e inflessibile sul posto di lavoro, in famiglia era svagato, spesso distratto, ma affettuoso – nei fatti più che con le parole.
Di lui conservo un ricordo forte. Mi ha trasmesso un certo rigore morale unito a un approccio comprensivo, le radici del mio modo di pensare.
Penso che se oggi fosse ancora vivo, nonno Tino – con il suo giocondo senso dell'umorismo – esclamerebbe: parlapà, come sono vecchio!

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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