La veritàLa verità? Tu vuoi sapere la verità? La verità, cara mia, è un lusso che poche persone al mondo possono concedersi. Tutti gli altri, tutti noi che siamo qui, gementi e piangenti in questa valle di lacrime, dobbiamo accontentarci delle mezze verità, dei quarti di verità, di schegge impazzite di verità. Una vita alla luce del sole, limpida, senza ombre, ce la possiamo sognare di notte. Anch'io, che non sono migliore né peggiore di tanti altri, ho qualche scheletro nell'armadio. E sapessi quanti porti nelle nebbie mi sono lasciato indietro. Per ironia della sorte, molti di quei porti e di quegli scheletri me li sono persino dimenticati. Buffo, no? Dopo aver architettato piani diabolici, vissuto storie avventurose, commesso follie e atti impuri, ho finito per scordare la maggior parte delle cose. Donne, fughe, viaggi, città, stanze d'albergo, baci e abbracci. Tutto sembra importante, irrinunciabile, indimenticabile, poi la memoria comincia a far cilecca. Che anno era? Era primavera o già autunno? Ma quella volta era Parigi oppure Roma, la Costa Azzurra o il Circeo? Persone e avvenimenti cominciano a svanire, i contorni si perdono, le immagini si offuscano, i paesaggi si diradano, si confondono, le cose non si notano più con chiarezza. È come se ci fosse sempre meno luce, come fosse sceso rapidamente il crepuscolo. Alla fine perdi di vista tutto quanto, non ritrovi ciò che credevi ti appartenesse per sempre, non lo riconosci più. Io avrei detto quella frase, usato proprio quell'espressione? Sono stato sul serio io a fare quel gesto, a comportarmi così? Chi c'era sul traghetto per Ventotene, in attesa a Milano Centrale o all'aeroporto di Nizza… ero io quella volta agli Uffizi, tra la folla di Umbria Jazz, sulla scalinata del Sacré-Coeur? Non è possibile, non può essere successo davvero: forse l’avrò letto in qualche libro, visto in qualche film… Ed ecco. Dopo aver vagato nei seminterrati della memoria, nel parcheggio sotterraneo dove hai lasciato un'auto che non trovi più, entri allora in quel giardino – Boboli, Villa Ada o le Tuileries – vai a sederti su una panchina e ti godi quel che ti sei guadagnato con tanto dispendio di energie. L’oblio, mia cara, l’oblio.

(Fotografia scattata a Villa Borromeo, Isola Bella, Lago Maggiore, giugno 2013)

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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