Non credo di aver subito ingiustizie particolari nella vita, perlomeno non più di altre persone al mondo. Di sicuro sono stato ingiusto anch'io: in molti casi inconsapevolmente, in altri magari deliberatamente. Posso fare la medesima considerazione se mi riferisco alla questione del tradimento – una delle prime che abbiamo affrontato nei nostri scambi epistolari. Il mio vecchio professore di Psicologia Dinamica sosteneva che tutti tradiamo, per una ragione o per un'altra, o anche senza ragione: amori, amici, parenti, colleghi…
Il tradimento resta di per sé un gesto grave, talvolta esecrabile, genera sofferenza eppure rientra (purtroppo) nella natura umana. Posso dire anch'io, senza provare vergogna, di essere stato tradito e ammetto a mia volta di aver tradito. Non intendo giustificare le mie azioni: penso piuttosto che siano le motivazioni e il grado di consapevolezza a fare la differenza tra comportamento e comportamento. A mio parere esiste persino un'etica nel tradimento, ma qui il discorso si farebbe lungo e scivoloso…
 
(Lettera privata, 26 agosto 2020)

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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