Detto tra noiAlla fiera della propaganda paranoica arriva inesorabile l'allarme: "Ci vogliono rubare il Natale!". Manca ovviamente il soggetto: chi vorrebbe rubarcelo, Giuseppe Conte o il Grinch?
Improvvisamente nessuno può più rinunciare ai riti e ai rituali cui, fino allo scorso anno, facevamo fronte sbuffando e bofonchiando. Le corse affannose agli acquisti, i pranzi imbarazzanti con gli suoceri, le noiosissime messe di mezzanotte, le patetiche tombolate dei veglioni, ricchi premi e cotillons. Nel momento stesso in cui il governo pone regole e divieti sorgono cori di protesta in difesa delle tanto vituperate tradizioni, diventate (ohibò) imprescindibili.
 
Resti detto tra noi: il fatto che, per contenere l'ondata pandemica, dobbiamo predisporci a trascorrere in modo sobrio le prossime festività non mi preoccupa minimamente.
Al contrario. La prospettiva di non dover sbaciucchiare parenti che vedo giusto a Natale, di evitare quegli interminabili cenoni devastanti per la digestione, di non fare per forza regali a gente di cui mi cale punto o poco e che a capodanno potrò andare a dormire alle 22 senza sensi di colpa… ecco, questa necessaria sobrietà che ci viene raccomandata mi solleva lo spirito e mi rende finalmente di buon umore.

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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