Come il Rick' CaféSi sente solo il ticchettare delle gocce di pioggia contro i vetri delle finestre. Rosy sta appoggiata alla parete, lo sguardo inchiodato allo smartphone. Ogni tanto digita qualcosa e sorride per conto suo. Accorgendosi della mia presenza alza improvvisamente la testa e, come per giustificare la temporanea immersione nella virtualità, mi rivolge la parola. << Alcuni nei social si dimostrano molto simpatici e ironici, rispondono sempre con gentilezza e sincerità. Altri non sopportano contraddizioni o ironie, desiderano solo essere adulati, ammirati, invidiati… >>

<< Più o meno come nella vita di tutti i giorni >>, le rispondo. Sono sempre stato un convinto assertore dell'identità tra mondo reale e virtuale, sebbene ultimamente stia cominciando a cambiare idea.

<< Sì, forse >>, obietta lei. << Però nella vita le persone le vedi, le conosci, puoi guardarle negli occhi e loro ti possono guardare. A volte basta uno sguardo o un sorriso per capirsi. Su Facebook o su Twitter no: tu non sai chi sono io e io non so chi sei tu… >>

Mi è capitato di trattare spesso questo argomento, nei forum di discussione e nel blog. << Hai ragione: nei social l'interazione sociale si fonda su modalità e presupposti diversi: non serve la prossimità, manca la contiguità, è possibile un mascheramento… Per esperienza posso dire, comunque, che a lungo andare i nodi vengono al pettine e le persone si rivelano per quel che sono. >>

<< Col tempo, poi, molti spariscono per motivi vari e quasi non te ne accorgi. In fondo non erano importanti per te e tu per loro. >>

Sospiro. << Il ghosting rappresenta il comportamento estremo… La persona con cui avevi stabilito un rapporto confidenziale, anche intimo, sparisce senza apparente motivo, senza dare spiegazioni, ignorando ulteriori tentativi di contatto. Mi è successo e ammetto di esserci rimasto molto male. >>

Lei non pare aver colto il mio turbamento e perciò prosegue: << Qualcuno è sparito, in altre occasioni sono sparita io. È vero che si continua a frequentare più volentieri le persone che ci sembrano interessanti, però sono e siamo sempre precari. In fondo non c'è nulla da rimpiangere, io la vedo così… Come nel film Grand Hotel: gente che va, gente che viene… >>

Sorrido: << Oppure come il Rick's Café di Casablanca, in attesa dell'aereo che ci porterà via. >>

2 responses to “Come il Rick’s Café”

  1. Avatar Virginia
    Virginia

    C’è molta verità in questo dialogo. c’è tutta la instabilità dei rapporti umani che nascono e muoiono nei social.

  2. Avatar Pim

    Di questa instabilità ho fatto esperienza nel tempo, Virginia: un’esperienza che mi ha senza dubbio arricchito ma che, allo stesso tempo, mi ha sottratto quasi tutto ciò che mi aveva donato.

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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