Fenomeno, da φαίνομαι. Qualcosa che appare, che si manifesta ai sensi… È interessante come un termine apparentemente semplice contenga sfumature assai complesse sul piano filosofico e psicologico.

Nel momento in cui razionalizzi un'emozione svanisce la sua parte "calda".

L'intreccio tra arte e vita è misterioso, devono combaciare in maniera precisa e istantanea: basta anticipare o ritardare di un istante il contatto e la magia non scatta.

La bellezza non passa mai. Cambia, si trasforma, ma l'essenza resta.

Non tutto è perduto, non tutto è trovato.

La libertà non è uno stato ma un processo in fieri: non si può dire che sia raggiunta ma va definita e conquistata giorno per giorno. Ora più che mai.

L'attuale Parlamento è lo specchio del nostro Paese, ne rimanda l'immagine reale al momento presente. Se ne ricava un'impressione desolante.

Citando Umberto Eco: per controbattere un’accusa non è necessario provare il contrario, basta delegittimare l’accusatore.

Il tribunale popolare dei social media è paragonabile a quello del Grande Terrore nel 1792.

Quel che rimprovero alle persone avide è di somigliare a cinghiali che rovistano nella spazzatura come se non ci fosse un domani.

Dove colgo una strategia amorosa smetto di credere alla sincerità del sentimento. Mi accorgo che dietro si nasconde un interesse personale, a volte celato neanche troppo bene.

Le cose si chiedono una volta sola, poi la palla passa all’altro e si sta a guardare come si muove, quali decisioni prende. Il segreto sta nell'assumere un comportamento attendista, mostrando pazienza e lucidità. Calma e gesso, dicono i giocatori di biliardo.

Dopo un po’ mi stanco di ripetere sempre le stesse cose. Chi non ha interesse a capire continuerà a non capire – in saecula saeculorum, amen. Mi viene voglia di prendere il largo e poi mollare la nave mentre affonda. Non sono io il responsabile e, dopotutto, so nuotare.

Come ho affermato svariate volte, io non so perdonare. Né perdonare né dimenticare. È uno dei miei limiti maggiori, forse il più tetro. Men che mai perdono quando una ferita mi viene inferta da una persona da cui mi aspettavo invece vicinanza e comprensione. Ne decodifico il meccanismo psicologico ma non vado oltre. Il perdono presuppone un pentimento, una richiesta di scuse e un cambiamento di condotta: solo in quel caso tendo la mano e chiudo l'episodio. Non è quasi mai successo.

Rivelo la mia interiorità a chi la desidera.

2 responses to “Fenomeni estivi”

  1. Avatar Marco
    Marco

    Sei troppo intelligente, Pim. Il perdono è invece tra il geniale e lo stupido. Io non l’ho capito bene, ma ci sto provando. Tra le parole più umane che ho sentito sul perdono ci sono quelle di Gemma Calabresi.
    Buone vacanze!
    E mandaci qualche altra foto, se hai voglia

  2. Avatar Pim

    Scrivo perché è un buon modo per sembrare più intelligente di quel che sono, Marco, però ti ringrazio. Andrò a cercare le parole di Gemma Calabresi, certo che sapranno essere illuminanti.

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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