Johann-heinrich-fuessli-die-suende-vom-tod-verfolgt-11060Ieri parlavi di peccato e, a un certo punto, mi hai domandato cosa significhi per me questa parola. Ci ho riflettuto e provo a risponderti in poche parole.
Come sai, mi è stata impartita un'educazione cattolica poco dogmatica e gli studi che ho compiuto hanno influenzato in modo decisivo il mio pensiero. Ho sviluppato quindi un'idea personale sul concetto di peccato. In sintesi: il nostro Io presenta parti “buone” – costruttive, vitali, comprensive, ragionevoli – e parti “cattive” – distruttive, irrazionali, connesse alla morte. Il peccato è tutto ciò che riguarda queste parti negative.
Non mi riferisco al peccato come colpa originale, ancestrale e per questo generica che il cattolicesimo ci ha trasmesso. Adamo ed Eva, la mela, il serpente, rappresentano soltanto dei simboli. Il peccato è semplicemente tutto ciò che va contro la vita, la consapevolezza, contro il senso etico che fa parte della natura umana. Bisogna fare i conti con le forze distruttive della mente, quelle che si oppongono alla vita, alla crescita, alla conoscenza. I conflitti personali come le guerre rappresentano proprio la pulsione di morte, così radicata nella psiche umana.
Il peccato non è la rottura delle norme sociali, dell’ordine morale o delle regole religiose che ci vengono imposti arbitrariamente: regole, ordine e norme hanno a che fare con il nostro modo di stare al mondo e devono quindi sorgere da noi stessi. Dobbiamo allora imparare ad ascoltarci, a capire cosa realmente sentiamo, proviamo; e a chiederci se i pensieri e le azioni ci conducono verso la vita o la morte. Solo se il nostro mondo interiore acquisisce una struttura etica siamo in grado di comportarci eticamente,
Questa è, in sintesi, la mia idea del peccato: un'idea che va oltre le credenze religiose e che riguarda tutti gli esseri umani.

2 responses to “La mia idea di peccato”

  1. Avatar Marco
    Marco

    Peccato è non centrare l’obiettivo del senso della propria vita.
    Il che sarebbe proprio… un peccato!
    Tutto il resto è senso di colpa, o fuffa

  2. Avatar Pim

    Sì, sono d’accordo.

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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