Mi ha fatto riflettere la tua frase.
Secondo me, sì, a entrambe le domande.
La mia risposta personale è: imparare a fare la volontà di Dio.
Ora. Certo, sei liberissimo di catalogare la mia risposta come banale, liberticida, oscurantista, beghina… o non so che altro.
Ti capirei.
Ma è l’unica risposta che per me possa avere senso, e in amicizia mi sono permesso di dirtelo.
Grazie Pim, per questo spazio online che mi hai regalato, se il mio commento è inopportuno sei libero di cancellarlo. Un abbraccio
Caro Marco, la risposta che mi hai dato (e di cui ti ringrazio) esprime un punto di vista rispettabile e che una parte di me condivide.
Potrei replicare (scherzosamente) dicendo che Dio conosce il mio indirizzo e potrebbe farsi vivo, alla buon’ora!
Più seriamente, penso che occorra invece tenere mente e cuore aperti ai segnali che la vita ci concede, immanenti o trascendenti che siano. E imparare a levare lo sguardo verso l’orizzonte e più su, distogliendolo dall’ombelico. In ogni caso, la nostra esistenza non è una corsa a chi arriva prima a un traguardo materiale ma un processo di apprendimento dall’esperienza, di crescita individuale e relazionale.
Non so se questo pensiero c’entri con Dio, con un’Entità universale di cui siamo in qualche modo parte (Deus sive natura), ma mi piace pensarlo.
Mi rendo conto che sto divagando e quanto ho detto finora c’entra invece poco con il mio post e la tua risposta. Sono convinto che scrivere di getto, senza riflettere troppo sulle parole e il senso complessivo, implichi tuttavia un desiderio di sincerità che non ho voluto sopprimere.
Grazie Marco, buona giornata.
Penso che “sarà” e “sarò” siano normali. Pensa che io a 60 anni suonati mi pongo ancora la stessa domanda! Che dici, devo sperare ancora in una risposta? Forse preferisco lasciarmi andare e farmi cullare dalle onde del mare…così, senza un futuro certo e senza una risposta…
Il nostro cuore cerca una risposta. Io a 53 anni la cerco.
Ho varie congetture che mi convincono dell’esistenza di Dio (… Pascal… Kant… ma anche matematici come Godel…)
Ma, in fondo, questa conoscenza razionale non mi cambia la vita.
E allora c’è il cuore.
E il cuore è ferito
“Sono stanchi i miei occhi
di guardare in alto.”
Dice un salmo di oggi
Le mie preghiere sono in buona parte provocazioni e insulti a Dio.
Apprezzo la canzone “I mostri che abbiamo dentro” di Gaber, e i miei mostri personali (prima ancora di quelli altrui) mi fanno sinceramente paura
Eppure… in questo momento sono qui, davanti a un crocifisso.
E sento di voler bene a quest’uomo pazzo che è venuto a dirci che la vita a senso e che, addirittura, siamo figli di Dio.
Io?!? Figlio di Dio?!?
E rischio di riprendere ad insultarlo!
Gesù, o non sei esistito (ma pare di sì), o sei un disgraziato (ma mi pare di no), oppure mi dai un immagine di un Dio Padre che…
Scusa, Pim, credo di aver un po’ approfittato di questo spazio online. Tra l’altro io penso che la fede sia soprattutto qualcosa da vivere, più che da pubblicizzare. Viva le domande!
Lasciarsi sospesi ma non in sospeso, sì.
Ti ringrazio invece per i pensieri e le convinzioni che hai voluto condividere, costituiscono un momento di riflessione di cui tutti abbiamo necessità.
A presto, Marco.

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.
(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)
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