Cul-de-sac<< Ho avuto una giornata faticosa >>, sbuffa Mina con voce stanca, << una giornata che non è ancora terminata. I miei genitori mi hanno buttato addosso tutto il male possibile. Mi rinfacciano sbagli ed errori che, secondo loro, avrei commesso anche più di dieci anni fa. Ho una rabbia, sapessi… >>

<< Credo di poterti capire >>, le rispondo. << Il mio vecchio passa il tempo a rivendicare quello che ha fatto per me trenta o quarant'anni fa. A parte ancora la meschinità di certi discorsi che un buon padre non farebbe mai, lui ha semplicemente provveduto alla mia sussistenza secondo i termini di legge. Anzi, dovrei essere io a lamentarmi per aver ricevuto appena appena il necessario. E, come se non bastasse, ha la faccia tosta di affermare di aver sostenuto spese cui, invece, ho provveduto con soldi miei. Non solo è un grandissimo stronzo ma pure un bugiardo matricolato >>.

<< Odio la famiglia >>, replica Mina, forse senza avermi nemmeno ascoltato compiutamente. << La famiglia è peste, è morte, è la negazione di ogni speranza. Se mi concedessero l'impunità i miei li avrei già ammazzati. >>

<< Non bisogna cedere alla rabbia, altrimenti è come dargliela vinta. Credo che sia più salutare usare un pizzico di humour come meccanismo di difesa: se ti rinfacciano cose accadute tanti anni fa, significa che, da allora, ti sei comportata in maniera irreprensibile. >>

Mina annuisce stancamente: << Sì, l'umorismo talvolta aiuta. Purtroppo, nella mia situazione, per non perdere la salute dovrei solo allontanarmi da casa. E pur avendo trent'anni non posso farlo. >>

Io l'ho fatto, vorrei dirle, ma non sono riuscito a sottrarmi del tutto.

2 responses to “Cul-de-sac”

  1. Avatar Virginia
    Virginia

    Bel post, mi riconosco pienamente.

  2. Avatar Pim

    Grazie Virgi.

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

Marzo 2024
L M M G V S D
 123
45678910
11121314151617
18192021222324
25262728293031

Scopri di più da SCRIVERE I RISVOLTI

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere