I tormenti del giovane Rocco. Protagonista idealizzato, sceneggiatura infarcita di stereotipi e di buchi narrativi, confezione patinata, meramente illustrativa.SuperSex mette in scena le ascese e le risalite di Rocco Siffredi alla stregua di un bignami, senza trovare il coraggio di scendere nei meandri più oscuri del porno (e dell'Io).
La capacità di entrare nel personaggio da parte di Alessandro Borghi è indiscutibile, così come l'interpretazione dolente di Jasmine Trinca. Le buone prove attoriali non bastano tuttavia per dare sostanza a una fiction dallo sviluppo, alla fin fine, assai convenzionale.
Beninteso: il sesso c'è, e anche sufficientemente esplicito, ma viene messo in scena in modo fastidiosamente teatrale. Il desiderio è recitato, non si fa carne e secrezioni come imporrebbe la materia. L'intreccio melodrammatico aggiunto ad hoc, con l'intento di dare spessore alla trama, la imprigiona in una struttura fin troppo risaputa. I rovelli esistenziali di Rocco appaiono come un artifizio narrativo per dare tridimensionalità a un personaggio che sembra poco più che un pupazzetto.
Supersex, serie ideata da Francesca Meineri; regia di Matteo Rovere, Francesco Carrozzini e Francesca Mazzoleni; con Alessandro Borghi, Jasmine Trinca, Adriano Giannini (Stagione 1, Episodi 7, 42'-55'). In visione su Netflix.







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