20240329_135217Avverto alle spalle una presenza invisibile, una specie di chiarore azzurrino che emette un profumo leggero. Ho la sensazione che mi sfiori la nuca – o forse è uno sbuffo di vento, chissà. Non provo alcun timore e non mi chiedo nulla, se sia reale o un'illusione. Resto immobile, il respiro esce calmo dai polmoni. Se mi voltassi non potrei riconoscerne le sembianze, ma presumo di sapere da quale vita passata proviene l'entità che si sta manifestando.
<< Abbiamo vissuto intensamente mentre il mondo, là fuori, non ne sapeva nulla >>, sussurro a fior di labbra.
Mi risponde con un tono di voce che sembra un fruscio: << Il mondo va per conto suo, Pim. >>
Sorrido: << E noi l'abbiamo lasciato andare. >>
 
(Gaeta, 29 marzo, photo by Pim)

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

Marzo 2024
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