Comincio seriamente a credere che i sogni notturni ci schiudano le porte della morte. Ci conducano cioè in una rappresentazione dell'oltrevita così come lo percepiremo dopo che le funzioni corporee saranno cessate.
Il fatto che da quel simulacro di realtà parzialmente sperimentato arrivino al risveglio solo detriti di esperienza e flash scomposti non è che l'effetto di un pallido meccanismo di difesa. L'Io non può lasciarsi sopraffare dall'esperienza inaudita del trovarsi fuori da sé; deve proteggersi dall'angoscia di aver gettato, in una condizione di alterità, uno sguardo sul non essere. Su un altrove in cui l'identità fittizia che ci siamo dati nel tempo e nello spazio collassa, implode, diventando irrimediabilmente parte di una dimensione inverosimile.
Ma forse siamo noi umani ad essere inauditi come materia che compone l'universo: una materia casuale, effimera, difettosa, senza scopo. Facciamocene una ragione.





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