Run Like Hell

È l'ultimo giorno del 1984, intorno alle 6 pm, Eastern Standard Time, ho diciannove anni e un paio di occhiali con montatura spessa da nerd. Guido sulla Interstate 95, direzione sud, da New York City a Washington DC, pioggia battente, buio pesto tranne che per l'illuminazione artificiale degli altri veicoli.
Sto seguendo il mio capo su una Corvette Silver Anniversary del '78. Lui, sua moglie e un funzionario della contea di Albany sono davanti, su una Cadillac Seville del '77… nera, nientemeno. Gli schizzi che escono dai parafanghi producono un fumo acquoso, come una nebbia fosforescente. Resto attentamente in scia, non troppo da vicino.
Il mio capo ha un appuntamento con un tipo che dà una festa di Capodanno al Westin Georgetown. A me è stato detto di intrattenere i bambini degli invitati facendo uno spettacolino di giochi di prestigio. Nell'impianto stereo della Corvette gira Run Like Hell e ogni volta che riascolto questa canzone torno a quella notte. Io, da solo, con la chitarra di David Gilmour, la voce tagliente di Roger Waters, la batteria martellante in 4/4. Io, a correre sull'I-95, in quella notte fuligginosa, bagnata fradicia, a bordo della mia Corvette, le mani gelate appese al volante e un chiodo fisso nella testa.
Run, run, run, run
Run, run, run, run…
A quella festa di Capodanno gli occupanti della Cadillac Seville non arriveranno mai. A un certo momento vedrò il retrotreno che si pianta di colpo e comincia a oscillare nervosamente, a sinistra, a destra, come un bufalo ammattito. Finirà per intraversarsi e slittare sull'asfalto lucido, picchiare duro contro il guardrail centrale, rimbalzare verso il centro della carreggiata e schizzare nel fossato sulla destra.
Hey, open up!
Hahahahaaa!
Schiverò quel bolide nero con una sterzata decisa, sudando freddo ma senza perdere il controllo. Nello specchietto retrovisore inquadrerò per un attimo le fiamme divampare folli, sotto la cascata di pioggia, sempre più lontane.
You'd better run…
Avrei scommesso che lo pneumatico posteriore destro sarebbe esploso in un tempo più breve, ma è il risultato finale quello che conta.
Gli smorfiosetti del Westin Georgetown avranno comunque il loro spettacolino.

2 responses to “Run Like Hell”

  1. Avatar Virginia
    Virginia

    Forte. Nessun perché o percome, si entra subito nella storia. Da brividi. Bellissimo il finale.

  2. Avatar Pim

    Grazie Virginia. Ogni tanto lascio sfogo alla parte Hard Boiled di me.

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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