Hesychia

Cammino per smettere di pensare. A volte ci riesco. Guardo e sento ogni cosa, il mio cuore riposa. Il peso sullo stomaco diventa un abbraccio, sento una carezza che arriva da un altro tempo. Mi siedo e accolgo il sole, lascio scorrere sul viso il vento di libeccio che soffia leggero, mi identifico nel balletto dei gabbiani che veglia sulla mia gioia di essere giunto qui. I greci la chiamavano hesychia, ἡσυχία: uno stato spirituale di grande tranquillità, dove gli affanni si dissolvono nella pace e nel silenzio interiore. Avrò cura della mia anima: è una promessa, un debito che ho con me stesso, in questa vita.

(Nizza, photo by Pim)

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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