Come qualcuno che accetta un invito a colazione, vivo in uno stato di attesa apparentemente tranquillo. Ma cos’è veramente questo tempo interlocutorio? La mia anima inquieta è capace di darsi soltanto una risposta parziale. Quindi esita ma, come spesso accade, non si ritrae e resta fuori, curiosa. Socchiude gli occhi, annusa l’aria a caccia di indizi interessanti, cerca di interpretare gli stimoli che riceve e le sensazioni che ne derivano.
Anche questo è un modo di partecipare alla vita. Un modo laterale, come stare seduti vicino alla finestra mentre gli altri parlano a voce un po’ troppo alta. Si osserva il movimento misterioso delle persone e degli oggetti, si colgono dettagli minimi: una tazzina macchiata di rossetto, l’odore di lana bagnata dei cappotti, il rumore delle sedie che strisciano sul parquet. Si ha l’impressione che qualcosa stia per accadere, anche se non è ben chiaro cosa.
Intanto la mattinata passa con educazione, senza spingere, mentre io rimango lì, in bilico tra blande aspettative e una forma gentile di fiducia.
(photo by Pim)








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