January

Come qualcuno che accetta un invito a colazione, vivo in uno stato di attesa apparentemente tranquillo. Ma cos’è veramente questo tempo interlocutorio? La mia anima inquieta è capace di darsi soltanto una risposta parziale. Quindi esita ma, come spesso accade, non si ritrae e resta fuori, curiosa. Socchiude gli occhi, annusa l’aria a caccia di indizi interessanti, cerca di interpretare gli stimoli che riceve e le sensazioni che ne derivano.

Anche questo è un modo di partecipare alla vita. Un modo laterale, come stare seduti vicino alla finestra mentre gli altri parlano a voce un po’ troppo alta. Si osserva il movimento misterioso delle persone e degli oggetti, si colgono dettagli minimi: una tazzina macchiata di rossetto, l’odore di lana bagnata dei cappotti, il rumore delle sedie che strisciano sul parquet. Si ha l’impressione che qualcosa stia per accadere, anche se non è ben chiaro cosa.

Intanto la mattinata passa con educazione, senza spingere, mentre io rimango lì, in bilico tra blande aspettative e una forma gentile di fiducia.

(photo by Pim)

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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