Questa sera le stelle appaiono più vicine. Tremolanti, trepidanti, ci osservano benevole quasi a suggerirci inconsuete espressioni d’amore. Ci sono, ci sono, le sussurro all’orecchio, cingendole delicatamente le spalle. Sono qui, sono qui, e finché mi vorrai ti resterò vicino.

La voce si confonde con la brezza tropicale che sospinge le onde fosforescenti verso la spiaggia. Ora chiudi gli occhi e dormi, dolce amica mia. Sogna di gabbiani bianchi appesi all’orizzonte, di stelle marine adese agli scogli, di nuvole schiumose che si rincorrono felici, di velieri che solcano l’oceano frusciando leggeri. Senza più parole, senza più pensieri. Solo istanti che scivolano insensibilmente nel sonno quieto di questa notte atlantica. Dormi… dormi…

(Las Palmas de Gran Canaria, Agosto 2004)

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

Marzo 2006
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