Alla stazione c’è gente che aspetta e che corre, gente in arrivo e in partenza. Qualcuno se ne va verso la meta prefissa, e non lo vedrò più. Altri saliranno sul treno, per poi accorgersi che non era il proprio. Altri ancora lo perderanno. Per una frazione di secondo, un battito di ciglia. Perché sono arrivati talmente in ritardo che quel treno non l'hanno visto neppure. Lo considereranno un segno del destino, e non ci penseranno più.

Non ho ancora deciso a quale di queste categorie appartengo. Forse sono in stazione semplicemente perché non ho niente di meglio da fare, soltanto per proteggermi dal freddo. Oppure rimango nell’attesa di un treno da cui scenda una donna alla quale sorriderò.

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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