Mi arrendo. Mi arrendo all’amore che m’invade, alla sua grandezza, alla sua potenza. Mai sarei capace di difendermi, né lo vorrei. Cedo perciò le armi, alzo le mani in segno di resa, mi dichiaro vinto. E rapito dal tuo sguardo seducente mi abbandono ai baci ardenti, alle carezze che scatenano brividi interminabili, all’eccitazione provocata dai tuoi sussurri. Prendimi, ora, catturami gli occhi ed il cuore, fammi prigioniero dei tuoi abbracci, serrami tra i tuoi fianchi stretti. Sono tuo, irrimediabilmente tuo. E sorrido, felice per la mia sorte.

(Firenze, Giardino di Boboli, 19 Aprile 2006)

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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