Il supermercato somiglia ad un cimitero, con le corsie come vialetti e gli scaffali che sembrano loculi. Se non fosse per le buste colorate, le vaschette di polistirolo e l’omino del pesce, mi farei ogni volta il segno della croce. Poi tutta quella gente con lo sguardo assente, che spinge carrelli ricolmi di prodotti di cui non ha bisogno. Perché è la logica del consumismo, altro che la festa dei prezzi. Se intendi acquistare il sale, che costa un'inezia, devi prima passare davanti a centinaia di articoli più cari che occhieggiano dai ripiani. E vuoi mettere che non vi sia nulla che non valga la pena? Il supermercato è utile, si trova qualunque cosa, fa risparmiare un sacco di tempo. Non dico di no, infatti ci vado spesso. Però, sotto una luce bidimensionale, si respira un’atmosfera di plastica come in certi laboratori. Solo che qui le cavie che fanno girare la ruota siamo noi. Ed io mi sento sempre vagamente stranito.





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