(Antalya, agosto 2005)

<< Diciamo pure quel che ci pare, ma la cucina italiana è la migliore del mondo >>. L’omino con occhialini da gufo e baffetti ricurvi ha un tono categorico che non ammette repliche. Smontare certi stereotipi è una delle imprese più difficili che si possano compiere. << Sarà. Ma a me quella turca non dispiace per nulla. Anzi… >>, rispondo con la gravosa consapevolezza che i pantaloni stanno diventando giorno dopo giorno più stretti: << E poi, nutrirsi dei prodotti di questa terra significa assimilarla, farla propria, comprenderla >>. << Mah. Qui usano troppe spezie per i miei gusti >>, bofonchia l’omino, per nulla interessato alle argomentazioni antropologiche: << Ho provato gli spaghetti… terribili… scotti… e conditi con il ketchup! Con il ketchup, capisci? Li ho lasciati lì. Che se li mangino loro… >>. << D’accordo. Però, quando si viaggia all’estero, bisognerebbe assaggiare il cibo locale. E dimenticare la pasta fino a quando non si torna a casa. Per quanto mi riguarda, non ne sento neppure la mancanza >>.

L’omino si barcamena tra i tavoli del buffet, il piatto mezzo vuoto, lo sguardo che pencola diffidente sui vassoi, un’espressione perplessa tra la delusione e il disgusto. Gli faccio un cenno di saluto mentre prendo del kebap e delle frittelle al miele che emanano un profumo delizioso. Ma lui neppure mi degna. Sta puntando sconsolato il vassoio di penne scotte al ketchup. Ma vai, va’…

14 responses to “Per i miei gusti”

  1. Avatar Betta
    Betta

    Brutta bestia l’ostinazione, a braccetto con l’ottusità può rivelarsi talmente deleteria da far mangiare penne scotte con kechup..
    Ciao Pim
    Betta

  2. Avatar Prishilla

    per me viaggiare mangiando italiano è come non scendere mai dalla macchina, guardare il resto dal mondo dal finestrino. ma io con il cibo ho un rapporto un po’ particolare, forse…

  3. Avatar Pim

    Hai ragione Betta. Anche perché quelle penne, ne assaggiai una forchettata per curiosità, sapevano veramente di poco…

  4. Avatar Pim

    In “Il centravanti è stato assassinato verso sera”, Pepe Carvalho dice: “Non vivrò abbastanza per assaggiare tutto… La mia è curiosità, quasi la curiosità del voyeur che ha il presentimento di quello che non potrà più vedere”.
    Ecco, io sono più o meno così. Per fortuna riesco a non metter su peso – almeno non troppo…
    Ciao Prishilla.

  5. Avatar Betta
    Betta

    Si… ma nn ditemi di assaggiare le lumache, le rane, la coda o le penne scotte col kechup e chissenefrega se un giorno nn potrò più vederli … ognuno ha i suoi limiti 🙂

  6. Avatar Pim

    Beh, le lumache e le rane non piacciono neanche a me… Neppure le seppie e i granchi, a dire il vero.
    Insomma, qualche disgusto ce l’ho pure io… 🙂

  7. Avatar Prishilla

    Grande Pepe Carvalho! Ciao

  8. Avatar irene

    Scusate ma sono novarese…le rane sono ottime !!! Peccato che nelle nostre risaie se ne vedano sempre meno…
    Ciao ciao
    Irene

  9. Avatar piero

    Io da buon sardo amo immensamente le lumache, le lumachine, i lumaconi, le monzette ( altro tipo prelibatissimo e costosissimo di lumache), condite in svariati modi sono la fine del mondo. Ciao, http://pieromasia.blog.lastampa.it

  10. Avatar Guizzo

    Io mangio tutto tranne l’insalata. Sì la cucina italiana è la migliore, però anche a me piace, all’estero, assaggiare il cibo locale. Altrimenti sei come quella gente che va solo nei villaggi turistici pieni di italiani: allora essere in Tunisia o in Giamaica è la stessa cosa…

  11. Avatar dragor
    dragor

    Caro Pim,
    l’ultima volta che sono stato a Firenze, l’anno scorso, si vedeva kebab dappertutto. Mia moglie ha creduto che fosse una specialità italiana. Quanto alle penne, quasi introvabili…
    Ciao!
    dragor (journal intime)

  12. Avatar Pim

    Alcune persone detestano i pomodori, ma, Guizzo, sei la prima persona che conosco a non mangiare l’insalata…

  13. Avatar Pim

    Caro Dragor, il kebab oramai si trova ovunque. Come la pizza…

  14. Avatar Betta
    Betta

    PROVA
    Io adoro il kebab

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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