FacchettiDi Facchetti conservo appena alcune sequenze sfumate in b/n. Aveva già abbandonato la fascia sinistra per sistemarsi al centro della difesa, imperioso e potente nonostante avesse superato la trentina. Si trattava di un altro calcio. Non mi riferisco agli aspetti tecnici e tattici. E neppure agli scandali, che non mancavano anche allora. Solo che, intorno, aleggiavano interessi meno vistosi e frenetici. Si poteva ancora raccontarlo in termini poetici, come facevano Brera e Arpino; e Facchetti, insieme a Riva e Zoff, era nel numero degli eroi eponimi. Oggi il mondo è diverso. Le estati non sono più quelle degli anni ’70 e i calciatori sono diventati brillanti vedettes sponsorizzate dal miglior offerente. È il progresso, bellezza, e non possiamo farci niente. Ma riusciremo ad imprimere qualche nuovo ricordo nelle tavole della memoria?

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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