<< In Egitto, i musulmani sunniti sono il 94% della popolazione e i cristiani copti il 6% >>, spiegava Abdo durante la visita alla città di El Quseir. << Le due religioni convivono tranquillamente, senza problemi. Io sono musulmano, e ho molti amici cristiani: ci frequentiamo, giochiamo a pallone, andiamo a ballare. Certo, gli estremisti esistono, ma si trovano da una parte e dall’altra >>.
Abdo esponeva concetti semplici, come il suo italiano, e conservo la sensazione che, almeno in parte, li ritagliasse a misura di turista. Nonostante ciò, oggi mi ritornano alla mente le parole di Carlo Maria Martini in “Verso Gerusalemme”, che ci invitano a sollevare lo sguardo oltre le inquietudini. “Siamo sempre di fronte a proiezioni drammatiche che ritengo deleterie, perché portano l’opinione pubblica occidentale a confondere l’Islam con il fondamentalismo o, addirittura, con il terrorismo. È un gravissimo errore, che riscalda gli animi e crea forme di rifiuto, crisi di rigetto assolutamente insane. Se invece esistono dei settori, delle aree e delle persone che si lasciano prendere dalla furia del terrorismo occorre isolarle, non “allargarle” accomunandole in un giudizio globale. È una trappola diabolica e se ci cadiamo fomentiamo davvero l’estremismo. Bisognerebbe far comprendere come esiste in tutte le tradizioni religiose, in particolare nell’Islam, un fondamento di rapporti autentici, compassionevoli, misericordiosi, tolleranti, capace di entrare in dialogo con le nostre realtà e le nostre tradizioni. Dobbiamo riportarci sempre alla verità di fondo – che è capace di mettere insieme gli uomini – e non confondere una singola aberrazione con una verità.”





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