La_stella_che_non_cUn film debole, che procede su un esile filo conduttore: più lontano si va e più si (ri)scopre se stessi. Già dato, grazie. Amelio ricorre un'altra volta al tema del viaggio per nascondere una sostanziale povertà di idee e Castellitto continua a proporre da anni lo stesso personaggio, spaesato e vagamente perplesso. Si delinea tuttavia, ed è l’aspetto più interessante, la visione laterale che i cinesi hanno dell'Italia. La protagonista femminile afferma che la nostra è considerata una lingua minore, e un personaggio le domanda addirittura se siamo iracheni. Sorprendente? Forse non tanto, se si pensa che il Far East è diventato il motore economico del mondo e l’Europa una sorta di periferia lontana.

La stella che non c’è di Gianni Amelio con Sergio Castellitto, Tai Ling (Italia 2006, 104’) In concorso alla Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia 2006

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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