ripenso la calma dolce di un albergo di montagna, la nostra stanza silenziosa, lo stupore di trovarci infine soli, quel gesto semplice di disfare il letto, i gemiti dell’amore fisico, il desiderio implacabile, il pomeriggio che adagio imbruniva, la notte che si stendeva sconfinata davanti a noi, inebriati di un’accesa pienezza, senza chiederci se eravamo felici

Se ci credi, se hai fiducia in me
con un patto noi ci consacreremo
senza gli abiti, senza affanni
incontro ai viaggi dell’immaginazione.
Sembra casa mia, sembra pace
sembra casa tua, sembra nostra.

Complicità, il sogno di sempre
su questo pianeta solo noi due
spirito e corpi disgiunti
poi in un istante congiunti
ma io mi sento il sangue pulsare in te.

Ritrovare in noi la Divina Idea
la calma dolce di chi si parla
nel silenzio delle parole
suoni, sguardi, visioni e passioni.
Sembra casa mia, la mia chiesa
sembra casa tua, sembra nostra.

Complicità, il sogno di sempre
su questo pianeta solo noi due
spirito e corpi disgiunti
poi in un istante congiunti
ma io mi sento il sangue pulsare in te.

(Bluvertigo)

6 responses to “Complicità (Here is the house)”

  1. Avatar agnès

    Grazie per aver rispolverato un gruppo che adoro.

  2. Avatar cate

    Anch’io sono una fan dei Bluvertigo, e ogni volta che lo dico a qualcuno mi fa sentire molto “vintage” (nei gusti non nell’età…)
    Io li trovo bravissimi e geniali in certi loro testi.
    Baci
    Cate 😉

  3. Avatar Guizzo

    E’ praticamente ovvio che esistano altre forme di vita.

  4. Avatar Pim

    A volte diamo per scontato che Pitagora fosse intonato
    altre diamo per scontato che si conosce ciò che si è imparato.
    Non si dà niente per scontato, niente per scontato…
    Ciao Guizzo.

  5. Avatar agnès

    … “farsi domande a risposte che non avete affatto
    fai una cosa poi non sai più se ci credi poi tanto
    avere orologi sballati o non averne affatto
    se non sbaglio stamattina era il 1904″….

  6. Avatar Pim

    🙂 Quando certe giornate scorrono oblique come questa, cara Agnès, vorrei che fosse davvero il 1904. Per continuare la citazione, più che a quello che faccio penso a quello che smetterò di fare…

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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