Guardo i miei coetanei che imborghesiscono. Acquistano automobili sempre più grandi per non comprimere la pancia contro il volante, vivono in ville a schiera costruite con i risparmi dei genitori di cui si ricordano solo per natale, fanno figli che poi affidano a chiunque pur di evitare il fastidio di crescerli. Vedo gli sguardi soddisfatti che si allargano sulle guance precocemente flosce, ascolto i discorsi che si riferiscono ossessivamente a carriera e danaro. Eppure ci fu un tempo in cui prendemmo insieme l’autobus, giocammo a pallone, condividemmo le ansie scolastiche e i primi turbamenti amorosi.
Come può essere accaduto. Dov’è stato il punto, quale l’istante in cui tutto è cambiato. Chi sono diventati loro. E cosa sono rimasto, io.







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