Splendidi_quarantenni Guardo i miei coetanei che imborghesiscono. Acquistano automobili sempre più grandi per non comprimere la pancia contro il volante, vivono in ville a schiera costruite con i risparmi dei genitori di cui si ricordano solo per natale, fanno figli che poi affidano a chiunque pur di evitare il fastidio di crescerli. Vedo gli sguardi soddisfatti che si allargano sulle guance precocemente flosce, ascolto i discorsi che si riferiscono ossessivamente a carriera e danaro. Eppure ci fu un tempo in cui prendemmo insieme l’autobus, giocammo a pallone, condividemmo le ansie scolastiche e i primi turbamenti amorosi.

Come può essere accaduto. Dov’è stato il punto, quale l’istante in cui tutto è cambiato. Chi sono diventati loro. E cosa sono rimasto, io.

12 risposte a “(Splendidi) Quarantenni”

  1. Avatar agnès

    Sono le domande che anch’io mi pongo, eppure i 40 ancora non sono arrivati.. osservo parlare del nuovo caminetto, dei laboratori di psicoteatro, vedo bambini spostati come pacchetti. A volte mi ritrovo triste, forse invidiosa di qualcosa… Un anello, un quadro? Mi fermo, mi chiedo cosa realmente desidero. E la risposta non è un camino o una tavernetta. Coraggio, Pim, siamo pochi, ma ci siamo, nascosti dietro tanti “sboroni”, e forse più sereni.

  2. Avatar irenespagnuolo

    Non so se sono più “serena” di loro come dice Agnes perchè penso e perchè la mia sensibilità forse mi turba più dei loro affanni quotidiani per l’auto o il camino…Però credimi Pim, anche se talvolta sembro io l’ extraterrestre, non vorrei essere come loro.
    E la nostra ricchezza Pim è proprio quella di non diventare (splendidi) quarantenni imborghesiti.
    Un abbraccio

  3. Avatar Pim

    Non c’è invidia nelle mie parole, Agnès, non desidero i beni materiali: alcuni li possiedo anch’io, degli altri non me ne importa granché. Mi lascia sbigottito la cultura dell’“avere” che soverchia quella dell’“essere”, la cultura del “fare” che funge spesso da alibi per non pensare. Mi sorprende l’ipocrisia che sta dietro alla frase “non ho tempo” che in realtà significa “non ho voglia”. Mi angoscia il sottovuoto mentale nel quale molti di loro agiscono. In questo, certi miei coetanei riescono ad essere persino peggio dei genitori. Non me lo sarei mai aspettato da persone con le quali sono cresciuto, di cui magari conosco le fragilità che supercompensano con arroganza. Non credo d’essere più sereno, purtroppo no, ma almeno non creo paraventi dietro i quali nascondere i miei conflitti.

  4. Avatar Pim

    È così, Irene. Senza essere presuntuosi, anzi correndo perfino il rischio di apparire dei perdenti (cosa che non siamo). Abbiamo uno stile di vita diverso, percorriamo le nostre traiettorie, puntiamo ad altro. Arrovellandoci tra dubbi e inquietudini che ogni giorno tentiamo di risolvere.
    Ricambio l’abbraccio.

  5. Avatar Betta
    Betta

    Sono squallidi.
    Parole sante Pim.
    Venderebbero la madre pur di apparire. Non sono capaci di fermarsi e riflettere perchè troppo intenti a capire di quale prossimo status symbol impossessarsi. Personalmente le considero solmente persone molto diverse da me che hanno trovato il loro equilibrio in ciò che a me suona superficiale e vuoto. Non sono felici anche se sicuramente penseranno di esserlo.
    Alla fine ognuno ha quello che si merita, fortunatamente.
    Ciao Pim

  6. Avatar Pim

    Dici bene, Betta: un equilibrio diverso, che si regge su altri valori.
    Ciao.

  7. Avatar Antonio (terzomillennio)

    Caro Pim purtroppo è verissimo quello che tu scrivi. Io ne ho 48 di anni e mi viene la nausea quando vengo a contatto con certe persone. Quello che più mi infastidisce è l’ipocrisia di coloro che danno più valore al verbo avere anziché al verbo essere e soffrono d’invidia, così quando gli fa comodo si atteggiano da sinistrorsi buonisti pensando in tal modo di diventare, agli occhi degli altri politicamente ed intellettualmente impegnati, a patto che non si tocchino le loro tasche.

  8. Avatar Pim

    Il mio ragionamento prescindeva dall’appartenenza politica. Certi comportamenti sono indice di un’ipocrisia che purtroppo è (come si usa dire oggi) bipartisan.

  9. Avatar agnès

    Hai ragione Pim. Hai dscritto bene la situazione. Pensa: io non me l’aspettavo da mio fratello. Altro che amici… Abbiamo vissuto una vita da figli senza genitori perchè troppo presi a lavorare, ci siamo visti comprare qualsiasi cosa per sopperire all’affetto mai erogato, per rimediare al tempo mai speso insieme. Io ho deciso che non lo farò mai con mio figlio, lui invece è diventato come nostro padre…

  10. Avatar agnès

    P.s. Eppure…. chi credi sia più ben visto dalla società, tra i due? Domanda scontatissima….

  11. Avatar Pim

    … E altrettanto scontata è la risposta…

  12. Avatar Salvatore Soccodato

    Big Bang!! I
    miei 40 sono arrivati e – impensabile per me – mi accorgo ora che sono
    realmente una soglia psicologica che ho varcato.
    All’inizio non lo realizzi, poi pian piano te ne
    accorgi: il tuo modo di pensare cambia. Sembra assurdo ma a me sta succedendo.
    È come se, complice questa età di passaggio, realizzassi per la prima volta
    cosa sei diventato e cosa ti avvii ad essere. E non tutto ti piace. Allora che
    fare?
    Sino a prima credevi di poter fermare l’auto in
    corsa, invertire la marcia in ogni momento,
    convinto non ci fosse limite
    nel poter scegliere tra gli infiniti mondi possibili.
    Poi ti chiedi: «Ma a 40 sono ancora in tempo?»
    Allora ti rispondi (non convincente) che si è
    sempre in tempo!

    E ti guardi dentro e realizzi con insofferenza che tu
    stesso hai costruito una rete, una gabbia nella quale ti sei chiuso senza
    neppure rendertene conto. Ti chiedi quanto tu possa spezzare quelle sbarre e,
    talvolta, se costretto a riconoscere che alcune di esse costituiscono i
    pilastri e le travi del tuo mondo odierno, e si sa, quando tenti di
    ristrutturare non è sempre consigliabile togliere un pilastro!
    Così ti guardi di nuovo attorno e cerchi il modo di
    sostituire qualcuno dei tuoi pilastri con qualcosa di più confacente al tuo
    essere, ad esempio un nuovo lavoro più stimolante a quello che, ormai, vedi
    come fonte di aridità. E devi prendere atto che non solo non è facile, ma –
    generalmente – è impossibile.
    Allora tanto di cappello e viva a chi ci riesce!  Anche se solo
    due categorie sembrano poter riuscire: i folli che se ne fregano e si giocano
    tutto e quelli che hanno sempre un “ombrello” pronto a ripararli ad ogni
    evenienza.
    Quelli che restano? Guardiamoci in faccia: siamo noi!
    Noi che continuiamo a dire “io non sono il mio lavoro”, “nutro la mia
    personalità di sogni perché non è giusto inaridirsi”
    ecc. Ok, facciamolo,
    ma facciamolo con il coraggio di riconoscere che: primo, è facile
    guardare a come sono cambiati gli altri, ben più complesso riconoscere i propri
    compromessi; secondo, quasi tutti noi abbiamo fatto delle scelte che ci
    portano a doveri e responsabilità che non possiamo ignorare nel momento in cui
    decidiamo di inseguire, comunque, i nostri sogni. Saremo come la leonardesca
    candela che brucia dalle due estremità: bruceremo in metà del tempo, ma faremo il
    doppio della luce!
    http://artesoccodato.blog.lastampa.it/

    http://www.artesoccodato.com

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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