Questo è il compito delle passioni: ricordarci chi siamo, che siamo vivi, che siamo prima di tutto le onde dell’energia vitale. In ognuno di noi si esprimono a modo loro. Resistere alle passioni, controllarle, inserirle nella nostra visione della vita è il vero peccato, il peggiore egoismo. Noi siamo qui per servire i nostri demoni, per dare loro consapevolezza. Non sono le passioni a farci male, no. La sofferenza viene dal fatto che vogliamo resistergli. Per questo gli uomini e le donne vere hanno il loro carattere, non sono domabili, non sono ammansibili. […] Quelli che accettano le “brutte cose” che li abitano, che si lasciano portare dalle “forze primordiali” sono persone autentiche, anche se avranno molti nemici, susciteranno invidie e in alcuni momenti della vita si sentiranno tormentati. Solo loro possono trovare il Sé, solo loro danno un senso all’esistenza. E allora per loro può scattare la parola magica “io sono come sono”, che non è superbia, ma umiltà nei confronti della vita. Le onde del mare della vita mi hanno fatto così e io seguo il destino che hanno tracciato per me. Allora le forze primordiali, a chi le accoglie anche come ossessioni e disturbi o attaccamenti, regalano la gioia, la felicità e un occhio aperto al mistero. Le mie ossessioni sono i miei segreti, sono il regalo che la vita ha fatto a me. Le coverò dentro di me. […] Le persone vere girano per il mondo con le loro passioni segrete, si riconoscono come diverse da tutti gli altri. Sono egoiste perché difendono il loro spazio vitale, il loro essere diversi da tutti, sono un mistero e sono una benedizione.
(R. Morelli, dall’editoriale di Riza psicosomatica n. 309, nov. 2006)







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