Lucentini Dalla pensilina al marciapiede c’era appena un salto, il tempo che ci voleva al cinquantasei per ripartire con uno sbuffo. Quindi un breve tratto per via Po, la svolta in via Sant’Ottavio, lungo la chiesa dell’Annunziata, e di lato ecco apparire il liceo, posto nell’isolato a fianco della Mole. Io Lucentini lo incontravo quasi ogni giorno, a quell’edicola sotto i portici, La Stampa in una mano e un sacchetto di grissini nell’altra. Aveva un portamento elegante, lo sguardo diritto davanti a sé, e si capiva che osservava tutto quanto con attenzione, come se intascasse ogni dettaglio.

I primi tempi non sapevo chi fosse. O meglio, il suo viso mi pareva familiare, ma di quella familiarità che si è incerti a chi attribuire. Poi fu Sandra a dirmi: sai chi è, è Lucentini. Lucentini? Già, è vero. Avevo letto su qualche rivista un articolo che lo riguardava, c’era una fotografia che lo ritraeva, piazza Vittorio e la Gran Madre alle spalle. Era proprio lui. E ricordavo che, qualche anno prima, aveva condotto insieme a Fruttero una trasmissione televisiva. Parlavano di libri, forse anche di La donna della domenica, sì, sì, la cativa lavandera eccetera – frequentavo ancora le elementari, quanto mi aveva divertito… Iniziai allora a salutarlo. Un timido buongiorno, niente più, come a dire: guardi che l’ho riconosciuta, ma non oso disturbarla. E lui ricambiava con un sorriso, un cenno del capo, come per rispondere: lo so, lo so, mi fa piacere, va bene così.

Terminato il liceo, presi altre strade e dimenticai quegli incontri fugaci. Mi ritornarono alla mente soltanto vent’anni dopo, il giorno in cui appresi che Lucentini aveva deciso di anticipare l’esito infausto della malattia di cui soffriva. Fruttero suppose che avesse agito con metodo, definendo esattamente la traiettoria prima di lasciarsi cadere nell’angusta tromba delle scale di casa. Io compresi invece che neppure un raffinato senso dell’umorismo può bastare per sopportare la pena di vivere.

5 responses to “Lucentini”

  1. Avatar irenespagnuolo

    Pim bellissimo questo ricordo di Lucentini. La delicatezza dei vostri incontri e della tua discrezione…E condivido la riflessione finale : la pena di vivere può essere insopportabile…O chissà forse non aveva voluto che fosse il male a vincerlo, a strapparlo alla sua fierezza..

  2. Avatar cate

    Davvero toccante Pim…
    Qualche anno fa, guardavo sempre alla Tv (mi pare andasse in onda la domenica sera su Rai3) il programma sui libri che Fruttero e Lucentini conducevano insieme. Erano la, ovvia, antitesi di ciò che può fare audience (nella orribile televisione di oggi con i suoi conduttori urlanti e arroganti) e proprio per questo, non mi sono MAI persa una puntata.
    Grazie per questo tuo ricordo che hai deciso di condividere con noi!
    Cate

  3. Avatar franco
    franco

    grande ricordo, chissà dove si possono trovare quelle trasmissioni. Se qualcuno lo sa, grazie

  4. Avatar Pim

    Si può provare nell’archivio delle Teche Rai, contengono buona parte della programmazione televisiva dagli anni ’50 in poi.
    http://www.teche.rai.it

  5. Avatar Prishilla

    Sì, grazie di avercelo raccontato, e di farlo fatto con questo tono discreto e … raffinato!
    Prishilla

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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