Notte_a_casa_no Il frac, il cilindro, una sciarpa di seta bianca, i guanti, il bastone col pomello in avorio, una gardenia all’occhiello. Ecco, mi piacerebbe frequentare così la notte, scivolando da un hôtel della Côte a un pub di Dublino, dal lungomare di Algeciras alla piazzetta di Capri. Vita da viveur, ampi sorrisi, gesti morbidi, fasci di rose, sportelli di limousine, mance agli chauffeur.

Davanti agli occhi invece finestroni neri sul corridoio deserto, il chiarore piatto e senza ombre dei neon, il pavimento tirato a lucido, odore di disinfettante, le pareti imbiancate, qualche voce a mezz’aria. Fuori un buio appannato, un sottofondo indistinto, fanali che si muovono al rallentatore, la città che non dorme.

All'improvviso un ronzio, una luce che lampeggia, cigolio di letti, un gemito tirato. Tonfi di porte, ciabatte d’infermiera, il carrello della terapia che sferraglia, fiale, siringhe, cotone idrofilo, un bicchiere di carta, compresse da inghiottire. Notte di echi a perdersi, di cupo torpore, di caffè ristretti, sguardi da reduci, parole di naufraghi.

Dove vorresti essere ora. Su una spiaggia assolata, in un rifugio di montagna, su un bricco sotto la luna, sul ponte di una nave, in aereo a sorvolare le nuvole. Ma non dire a casa. A casa no. A casa no.

5 responses to “Notte (a casa no)”

  1. Avatar Betta
    Betta

    Se si pensa che siamo appesi ad un filo, meglio buttarsi nella vita a capofitto. Meglio il carpe diem.
    Ma è troppo importante il libero arbitrio. La possibilità di scegliere anche di starsene a casa.
    Ciao Pim!

  2. Avatar Giulia

    Hai reso molto bene l’atmosfera. Bravo Pim

  3. Avatar Prishilla

    Bello. Molto. Ma cos’è un bricco?
    un saluto, Prish

  4. Avatar Pim

    Il bricco è la sommità di una collina. Si tratta di un’espressione piemontese (l’ha utilizzata anche Eco), ma credo sia passata nella lingua italiana.
    Ciao!

  5. Avatar Prishilla

    Grazie! si imparano tante cose ogni giorno… 😉

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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