Non cercare anche tu di sapere quale sia
il destino che ci è stato assegnato, mia cara.
Non interrogare oroscopi e tarocchi,
non è possibile conoscerlo.
Com’è più opportuno invece prendere
tutto come viene, con animo sereno,
sia che ci vengano concessi ancora molti inverni,
oppure questo, che il mare mitiga
contro gli scogli, sia per noi l’ultimo.
Sii saggia. E versa ancora del vino,
perché la vita scorre veloce.
Smettila di sperare continuamente nel futuro.
Mentre noi stiamo qui a parlare
il tempo fugge via e non ci lascia niente.
Cogli l’attimo che sta iniziando,
e confida poco nel domani che verrà.

(Orazio, Odi, Libro 1, ode XI; libera versione)

7 risposte a “Cogli l’attimo”

  1. Avatar elenoire

    Woow, mi hai tolto le parole di bocca!
    Buona serata.

  2. Avatar Pim

    E Ovidio le ha tolte a me… Spero che i latinisti non si inalberino per la traduzione libera.
    Ciao Elenoire.

  3. Avatar Giulia

    Si vive pensando spesso al passato o proiettati nel futuro, si perde ciò che il presente sta dando, e perdendo il presnete si vive di meno. Ciao Pim, buona giornata

  4. Avatar Pim

    Buona giornata anche a te.
    Ciao Giulia.

  5. Avatar Betta
    Betta

    E’ importante vivere il presente, dando anche il giusto peso alla progettualità, altro tassello importante della nostra esistenza.
    Ciao Pim! 😉

  6. Avatar Pim

    Bisogna vivere il presente, tenendo d’occhio il futuro ma senza perdere di vista il passato.
    … C’è da diventare strabici!
    Ciao Betta.

  7. Avatar montgolfier

    Grazie Pim, parole da tenere bene in mente.

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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