Smarrita e indifesa, piccola e nuda, ti chiudo nel cavo delle mani, accogliendo nell'ansimare del fiato il soffio di una passione lungamente sospesa. Mi plasmo su te, del pube faccio una sacca per contenerti, della comprensione una boa per vascelli fantasma. E ti avvolgo. Sul ciglio della sera, fra grappoli di luci in lontananza. Stelle o finestre, cuori o sassi. Che cosa cambia. Tutto è te, tu sei tutto. E solo a te posso dire: sempre.
(Roma, 18 marzo 2007)







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