Era la sigla finale di Milleluci, la cantava Mina – occhi bistrati, sigaretta tra le labbra, scollatura vertiginosa, un alone d’erotismo sconvolgente.
Troppo per un bimbo di otto anni, il viso arrossato, una sensazione di miele disciolto nel petto, il sesso che faceva solletico…

Non gioco più me ne vado. Non gioco più, davvero.
La vita è un letto sfatto, io prendo quel che trovo
e lascio quel che prendo dietro me.

Non gioco più me ne vado. Non gioco più, davvero.
La faccia di cemento, tu parli e non ti sento
io cambio e chi non cambia resta là.

Non gioco più lascia stare. Non gioco più, ti assicuro.
Se ti faccio male poi ti passerà
tanto il mondo come prima senza voglia girerà.

Non gioco più me ne vado. Non gioco più, ma davvero.
Non credere ai capricci di una foglia che col vento se ne va.
Non gioco più…

8 responses to “Non gioco più”

  1. Avatar donnanonmoderna

    Era il massimo dell’erotismo concesso in tv in quegli anni. Adesso l’erotismo è rappresentato dalle veline di turno o peggio ancora. Peccato!
    Ciao
    Carmela

  2. Avatar Pim

    Quello era erotismo, capace di evocare il desiderio sessuale con suadente raffinatezza.
    Tutto il resto è rumoroso sgallettamento…
    Ciao Carmela.

  3. Avatar Agnès

    🙂

  4. Avatar Guizzo

    Anche io ho in mente una canzone. Se questo post ha il significato che penso -mi fa ritenere ancor di più d’essere nel giusto. Perché tutte le persone di raffinatissima intelligenza che ho conosciuto qui stanno prendendo la stessa decisione.

  5. Avatar Giulia

    Sono d’accordo con te Pim, Ciao Giulia

  6. Avatar Prishilla

    Il mio blog Da Rogoredo a Lambrate è stato oscurato perché alcuni post sono stati considerati non in linea con i principi di netiquette di questa piattaforma. Non condivido questa opinione, dal momento che dal mio punto di vista non ho fatto altro che dar voce a chi esprimeva dubbi riguardo alla correttezza di alcune modalità di procedere della stessa testata che ospita questi blog. Ho dato voce a queste considerazioni, a prescindere dalla mia condivisione di esse, in quanto secondo me erano (e sono) legittime ed espresse secondo modalità non offensive, mirate a chiedere spiegazioni e non ad accusare o diffamare.
    Mi auguro che la Redazione riveda le sue politiche ed in particolar modo auspico che
    -venga superato il conflitto di interessi
    -sia data voce a coloro che si ispirano a principi di libertà di espressione che in questo caso sembra vengano violati
    Se vorrai continuare a leggermi su http://www.prishilla.splinder.com puoi trovare le mie parole e uno spazio per esprimere liberamente i tuoi pensieri.
    Un saluto, Prishilla
    p.s. Ciao Pim, vieni anche tu? :))

  7. Avatar Pim

    Caro Guizzo, la mia intelligenza è (purtroppo) meno raffinata di altri blogger che hanno preso decisioni più drastiche – per le quali manifesto la più convinta solidarietà. Condivido però il pensiero di Dragor e anch’io, come lui, rimarrò per ora su queste frequenze. Non certo per piaggeria nei confronti di chi ci ospita (ho avuto modo di manifestare in altre sedi il mio personale disappunto e l’auspicio di una rapida soluzione della questione), ma perché sono convinto che non bisogna disperdere le forze.
    No pasaràn, si diceva una volta. Resistere, resistere, resistere, oggi.
    Io ci provo.
    Al più, butteranno fuori anche me.
    Però dovranno essere LORO a farlo.

  8. Avatar Pim

    Cara Prishilla, mi dispiace molto che anche il tuo blog (uno di quelli che seguivo con più interesse) sia stato oscurato. Rimango solidale con le tue idee, come con quelle di tutti gli altri amici che hanno subito lo stesso ingiusto provvedimento.
    In ogni caso, non perderò le tue tracce.
    Un abbraccio.
    Pim

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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