Era la sigla finale di Milleluci, la cantava Mina – occhi bistrati, sigaretta tra le labbra, scollatura vertiginosa, un alone d’erotismo sconvolgente.
Troppo per un bimbo di otto anni, il viso arrossato, una sensazione di miele disciolto nel petto, il sesso che faceva solletico…
Non gioco più me ne vado. Non gioco più, davvero.
La vita è un letto sfatto, io prendo quel che trovo
e lascio quel che prendo dietro me.
Non gioco più me ne vado. Non gioco più, davvero.
La faccia di cemento, tu parli e non ti sento
io cambio e chi non cambia resta là.
Non gioco più lascia stare. Non gioco più, ti assicuro.
Se ti faccio male poi ti passerà
tanto il mondo come prima senza voglia girerà.
Non gioco più me ne vado. Non gioco più, ma davvero.
Non credere ai capricci di una foglia che col vento se ne va.
Non gioco più…





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