La_misura_del_mondo La prima volta che pranzarono insieme, il pastore gli chiese come andava a scuola. Discretamente, rispose. Il pastore domandò se studiare gli risultasse difficile. Tirò su con il naso e scosse la testa. Riguardati, disse il pastore. Gauss alzò gli occhi sorpreso. Il pastore lo fissò con aria severa. L’orgoglio è un peccato mortale! Gauss annuì. Non avrebbe dovuto dimenticarlo mai, disse il pastore. Fino alla morte. Per quanto si possa essere intelligenti, bisogna restare umili. Perché? Il pastore chiese scusa. Sicuramente aveva capito male. Niente, si corresse Gauss, non ho detto niente. Sì invece, ribatté il pastore. Voleva proprio sentire cosa aveva detto. Intendevo dire, da un punto di vista puramente teologico, disse Gauss. Dio crea le persone così come sono, però poi l’uomo deve continuamente chiedergli scusa per questo. Non mi sembra logico. Il pastore avanzò l’ipotesi che qualcosa nel suo udito non funzionasse bene. Gauss prese il suo sporchissimo fazzoletto e si soffiò il naso. Sono convinto che c’è qualcosa che non comprendo, ma ho l’impressione che si tratti di un’arbitraria confusione tra causa ed effetto.

(Daniel Kehlmann, La misura del mondo)

2 responses to “Un’arbitraria confusione tra causa ed effetto”

  1. Avatar Giulia

    bellissimo queto brano, il libro tutto vale come ciò che hai citato, se è così lo vado subito a comprare Ciao Giulia

  2. Avatar Pim

    Il libro racconta le vicende (tra biografia e finzione) di Gauss e von Humboldt: il primo matematico e astronomo, il secondo esploratore e geografo. Daniel Kahlmann è uno scrittore trentenne dotato di un elegante senso dell’umorismo e sa scrivere in maniera sciolta e sicura.
    Potrebbe essere una buona lettura estiva.
    Ciao Giulia.

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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