Indocili dolori s’incrociano sincronici
Umidi livori scivolano via sparsi
Come amido s’aggrumano i lividi nell’animo
Impulsi apolidi non trovano addebito
Angusti e trattenuti persistono gli spasmi.
Indocili dolori s’incrociano sincronici
Umidi livori scivolano via sparsi
Come amido s’aggrumano i lividi nell’animo
Impulsi apolidi non trovano addebito
Angusti e trattenuti persistono gli spasmi.
In particolare l’incipit è fantastico.
e… ehm… auguri!
🙂 Prish
Gli stati del dolore…liquido e solido ci sono. Il gassoso è sullo sfondo: impulsi nell’aria.
Chissà che non evapori un pò liberandolo…
In effetti, ne scrivo anche per liberarmene…
E’un gioiello. Personifica straordinariamente l’astratto. Rende eufonicamente le sensazioni attraverso artifici retorici (rime interne, allitterazioni, ripetizioni di suoni) che i veri poeti non cercano ma trovano spontaneamente. Un dolore interiore adesso può danzare nella mente di chi lo legge. Compliementi.
Corinzia
Corinzia, la tua recensione è assai più bella della mia piccola poesia… Ti ringrazio per l’apprezzamento.

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.
(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)
Rispondi