Le parole contano sulla punta della lingua.
Aritmetiche si sommano e si sottraggono, si moltiplicano e si dividono.
Ma il silenzio è uno zero che assoluto ci separa.
Le parole contano sulla punta della lingua.
Aritmetiche si sommano e si sottraggono, si moltiplicano e si dividono.
Ma il silenzio è uno zero che assoluto ci separa.
L’hai scritto tu Pim? E’ molto profondo questo scritto. Io mi riconosco nello Zero, scrivo molto ma sono una persona molto silenziosa, e le persone silenziose appaiono sempre un pò più distanti, anche se in realtà non è proprio così…
Ciao, buon fine settimana :))
E’ un “principio” piuttosto interessante.Per il silenzio, non sono del tutto d’accordo. Il silenzio può ben essere una comunicazione di parole mute ma non per questo meno evidenti o forti.
Sì Amanda, è un gioco di parole camuffato da riflessione profonda. O viceversa.
Buon fine settimana anche a te.
In questo caso, però, ho usato il termine “silenzio” per contrapporlo a “parole”. Ciao Luigi.
Soltanto in alcuni casi il silenzio è d’oro, ma anche in quei casi sarebbe meglio dire le cose come stanno, secondo me…hai ragione, il silenzio separa!…ciao…Carmela…
Ma dove finiscono i miei commenti???…che nervoso…!!!
Sempre bello quello che scrivi e profondo… Giulia
SHHHHHHH! 🙂
anecòico
…le parole contano, il silenzio non conta. E’ tristemente ambiguo; può significare tutto, può non significare nulla…
buona settimana
Corinzia
Il silenzio talvolta serve per separarsi dalla realtà o, meglio, per estraniarsi.
Ma, quando dura troppo a lungo, mi mette angoscia.
Buonanotte.
Zia Elena
“un gioco di parole camuffato da riflessione profonda. O viceversa.”
Avrei detto per primo il viceversa. Ma e’ solo una scelta di parole, che le parole son fatte per essere scelte: al contrario dell’aritmetica, sono interpretate in modo diverso da chiunque le recepisca
Randa, che in altre parole, cmq la dica, e’ dura da capire…
Invece hai capito perfettamente, Randa.
🙂

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.
(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)
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