M’infiamma il desiderio
e brillano i miei occhi.
Sistemo la morale nel primo cassetto che trovo,
mi muto in demonio,
e bendo gli occhi dei miei angeli
per
un bacio.
(Maram al-Masri, Ciliegia rossa su piastrelle bianche)
M’infiamma il desiderio
e brillano i miei occhi.
Sistemo la morale nel primo cassetto che trovo,
mi muto in demonio,
e bendo gli occhi dei miei angeli
per
un bacio.
(Maram al-Masri, Ciliegia rossa su piastrelle bianche)
Uhm intrigante…cosa hai combinato Pim?!
:))
Beh insomma sono qui a dirti che sono contenta tu sia tornato!!! Uffi, che vacanza lunga la tua.
Ok, ok, adesso sei qui!
Ciao
Irene
Bentornato tra di noi.
Buon week end
Fino
Grazie 🙂
Dopo la Siria ho divagato ancora qualche giorno in Vallée, facendo una breve puntata a Milano per la mostra di Bacon (molto interessante)… Ed ora eccomi qua, felice di ritrovarvi.
Un abbraccio collettivo.
Pim
Deliziosamente maliziosi versi. Ottimo viatico per il prosieguo.Bentornato.
luigi
Sei stato in Siria…Bello. Un abbraccio, Giulia
Bentornato!
Questi versi solleticano il diavoletto che c’è in ognuno di noi…
Buona domenica.
Elena
Grazie 🙂
Ho scoperto da poco questa giovane poetessa siriana che mi piace molto. Romantica ma disincantata, sensuale e ironica. Un’eccezione nella letteratura del Vicino Oriente.
Che sciocchezza!
il mio cuore ogni volta che sente bussare
apre.
Credo di aver pensato qualcosa del genere ma mai sarei stata capace di dirlo così. Bravo, ora mi sei ancora più simpatico…
Neppure io sarei stato capace, per questo motivo ho lasciato che parlasse Maram…
Grazie Sara, sei sempre gentile. Ciao.

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.
(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)
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