Quando l’inizio di qualcosa è molto bello, mi chiedo se la fine conti.
(da Angel, di Ernst Lubitsch)
Quando l’inizio di qualcosa è molto bello, mi chiedo se la fine conti.
(da Angel, di Ernst Lubitsch)
A volte può capitare che il finale sia più bello dell’inizio.
Buona giornata, Pim
Fino
Se il presupposto è che la felicità dura solo pochi attimi, si può continuare ad apprezzare l’inizio molto bello e a considerare la fine solo come uno dei tanti fatti accaduti nella propria vita.
Ci vuole però molto tempo per riuscire a metabolizzarlo.
Un abbraccio.
Elena
Fino:
Non riesco neppure a rassegnarmi al fatto che le cose abbiano una fine, bella o brutta che sia…
Elena:
Più o meno è ciò che suggerisce Marlene Dietrich nel film citato. Mi chiedo se la fine conti: la risposta parrebbe negativa, ma bisogna lavorarci su…
Grazie, buona giornata.
conta, conta. se qualche volta si conoscesse la fine, non ci sarebbe neppure l’inizio.
La fine è nota, recita il titolo di un film. Però, a mio parere, vale sempre la pena iniziare. Se non altro per curiosità, mettiamola così…
urka, questa è difficile!
uhm… forse un finale brutto può rovinare anche il ricordo del bell’inizio, ma forse le cose non finiscono mai o forse non iniziano mai
troppi forse, troppi mai
taccio 🙂
Credo che contino entrambe: la felicità e il dolore fanno parte della vita. La felicità ti lascia il ricordo di momenti esaltanti, il dolore ti fa crescere, solo che è molto più duro da comprendere e da smaltire.
Ciao e buona serata
Anec:
Mai dire mai. Forse dire forse.
🙂
Girasole:
Il dolore è comprensibile e aiuta a crescere se ad esso diamo un significato, bilanciamo le cose che riscaldano il cuore con quelle meno piacevoli. Quando va bene otteniamo un risultato tiepido (II legge della termodinamica), e forse è già tanto così.
Ciao, buona giornata a tutti.

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.
(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)
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