Il mondo di Pim Il mondo di Pim è un mondo racchiuso nella fisarmonica che tiene a tracolla. Un mondo sospeso, in cui per entrare basta socchiudere lo sguardo e lasciare scorrere le dita sui tasti. Allora i sensi non servono più. Tutto sfuma, pur restando appena lì, a portata di mano. Tutto diventa irreale – il sudore, il caldo, il baccano, le spinte, le urla. Pim non vede e non sente. Abbraccia la fisarmonica, come per esserne ancora abbracciato. Le dita scivolano e le note sgorgano liquide, colorando le ombre, rivestendo la notte. Non sopporta di rimanere impigliato, Pim. Getta la sua voce lontano, oltre le figure di pezza che non sopportano la libertà delle sue scarpe affamate. Canta, e canta l'oceano, canta il deserto, e canta falò di spade e di sesso. È il suo sangue che canta, senza bisogno di spartito e leggio. Canta, perché sa che la sua musica è ascoltata da una sirena.

7 responses to “Il mondo di Pim”

  1. Avatar Pim

    Il quadro rappresentato è “Autoritratto col cane nero” (1842) di Gustave Courbet.

  2. Avatar Amanda

    Che brevidi dolcissimi leggerti! Per un attimo mi sono sentita la tua Sirena virtuale
    Ciao, buon week end :)))))

  3. Avatar irenespagnuolo

    Pim…struggente e travolgente. E’ proprio il sangue che canta…

  4. Avatar dragor

    Solo Pim riesce a incantare le sirene
    dragor (journal intime)

  5. Avatar zia elena

    Ha ragione Dragor :-).
    Bonne journée.
    Elena

  6. Avatar rosy
    rosy

    hai scelto l’immagine di quadro bellissimo, pim, uno dei miei preferiti

  7. Avatar gobettiano
    gobettiano

    E’ il modo di chi ama la musica e la suna. Incantevole.
    luigi

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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