Si fa presto a dire estate Si fa presto a dire estate… tra un po' mi
toccherà andare in giro con il cappotto. Il fatto è che detesto l'aria
condizionata, e pure chi la tiene a palla. Qualunque luogo chiuso (che sia un ufficio,
uno studio medico, un cinema o un supermercato), sembra ormai una stazione
della transiberiana. A me piace il freddo naturale, d'inverno, con la neve e
tutto quanto… in estate invece penso che, se non è eccessivo, occorre
tollerare il caldo. E poi gli inevitabili sbalzi di temperatura sono disastrosi
per la salute: in questa stagione incorro continuamente nel torcicollo e nella
laringite acuta. Preferisco che rivoli di sudore mi percorrano la schiena
piuttosto di agghiacciare come un pupazzo di neve esposto alla tramontana.

11 responses to “Si fa presto a dire estate…”

  1. Avatar rosy
    rosy

    l’eccessiva civilizzazione è una rovina…

  2. Avatar Pim

    Ai postumi l’ardua sentenza.

  3. Avatar Sara
    Sara

    La mia sinusite sentitamente ringrazia… Buona estate, saracorsara

  4. Avatar piras
    piras

    Anch’io sono come te, Pim. Rimango sempre stupita quando arriva l’estate e qualcuno mi chiede, con sollecitudine: “Mah.. hai sentito che caldo insopportabile, però?”.
    Beh, invariabilmente rispondo: io amo il caldo …

  5. Avatar irenespagnuolo

    Ehm ieri lavorando lavorando vacillando vacillando sudando sudando…sono arrivata a gradire la deumidificazione del dannato condizionatore. Però resto d’accordo con te, Pim.
    Bacio!
    Irene

  6. Avatar Pim

    @ Sara:
    Grazie, buona estate anche a te.
    @ Piras:
    Penso che d’estate occorra tollerare il caldo, anche se non lo si ama particolarmente. Altrimenti il nostro organismo si abitua ad un microclima artificiale che a lungo andare diventa deleterio per la salute.
    @ Irene:
    Io invece ho minacciato qualcuno di mettermi giaccone e sciarpa come se fosse natale… 🙂
    Grazie, buona (e calda) giornata a tutti.
    Pim

  7. Avatar Andreves
    Andreves

    Caro Pim e lettori,
    penso che ciò che manchi sia il buonsenso….
    mi è capitato di lavorare in certe regioni del mondo dove fuori c’erano 50 (sì proprio cinquanta) gradi centigradi all’ombra, ed all’interno la climatizzazione settava la temperatura a 18 obbligandoti a lavorare con la maglia di lana!!!!! (da fuori di testa!)
    Son convinto che un po’ di climatizzazione sia utile, piacevole ed a volte necessaria…
    ma il buon senso vorrebbe che se fuori ci sono (x esempio) 35 gradi, all’interno 28 dovrebbero essere sufficenti per una piacevole sensazione di frescura senza troppi sbalzi di temperatura che fanno davero male alla salute…
    Che ne pensate?
    Ciao!
    Andreves

  8. Avatar Pim

    Penso che hai pienamente ragione, Andreves. Durante alcuni viaggi nel Vicino Oriente, mi è capitato di sopportare temperature esterne sui 40 C° e poi di entrare in un albergo, o in un ristorante, dove la temperatura era di 18 C°. Roba da beccarsi una bronchitona con i fiocchi.
    Come dici giustamente, occorre che la differenza sia di cinque o sei gradi e non di più.
    Grazie, a presto.
    Pim

  9. Avatar girasole

    Una volta amavo molto di più il caldo, da un paio d’anni a questa parte, sarà l’età…
    🙂 faccio più fatica. Però ancora resisto alla tentazione del condizionatore. Primo perchè credo che quando ce l’hai fai fatica a limitarti, secondo perchè proprio bene non fa, terzo inquina ed è anche dispendioso. Fatto un po’ il conto dei pro e dei contro, per ora mi basta il buon vecchio ventilatore e qualche doccia in più.
    Ciao

  10. Avatar Pim

    Magari uno di quei ventilatori a soffitto che fanno tanto spaghetti western…
    Ciao Girasole, grazie.

  11. Avatar gobettiano

    Aria condizionata a palla no, ma il caldo eccessivo mi fa stare fisicamente molto male. Ecco! Basta anche un ventilatore a soffitto, ma senza il cappellone che portano i protagonisti degli spaghetti western.
    luigi

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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