L'interlocutrice assente Sole pallido, strisce pedonali, automobili posteggiate, semafori. Niente acqua e sabbia. 
Sospeso. 
Il pc acceso, carta strappata nel cestino. Una bibita dal gusto appiccicoso che non disseta. Gli occhi bruciano di riflessi nei vetri delle finestre. 
Certo: uscire dalla vita di qualcuno. Nemmeno fosse un click, la porta di un albergo, di un’automobile, di una qualsiasi stazione. Non basta un click, non così almeno. Si cancellano i giorni, tutti gli altri giorni, non quelli importanti. Ma come si fa a riconoscere quali giorni importanti? E poi, non diceva che non avrebbe dimenticato? Invece, ecco: un cellulare spento, la batteria ormai scarica, una sim scaduta. Tutto con un click. E nemmeno ne avverto la mancanza, la necessità. Oramai lei è un’interlocutrice assente.
Emy zampetta di palo in frasca, sovrana per la stanza. Non sa dell'invisibile materia umana di cui è fatto questo momento. Alla tensione il corpo si abitua. A volte è una ventiquattrore che si deve utilizzare, fare e disfare, svuotare e riempire. Si abitua a fare i conti che non tornano, quando non si è né coppia né uno. Quando occorre continuamente modificare la mappatura della terra sotto i piedi. Neppure la sento muoversi questa terra. Tanto tu, pure tu che non capisci ma non per ciò innocente, sei adesso un’interlocutrice assente. 
E allora, cosa resta da fare? Mi piacerebbe essere, per esempio, un personaggio di quei libri che tengo accanto al letto, e avere un tratto di strada inchiostrata già scritto. Perché non ci sto più in questo spazio angusto e perennemente invaso, nella calura appena sollevata dalla brezza. Sogno la leggerezza di un incontro garbato, consapevole di un tempo senza più scuse e contraddizioni. In controluce, vedo un lungo viale di alberi dalle chiome scolpite e il sorriso della mia interlocutrice assente. 
Muovo le mani, così morbide, abbandonate. Sembrano un porto da cui fuoriescono magicamente parole, a progettare nuove storie, ad immaginare orizzonti. Allora, allora sì, basterebbe forse scostarsi i capelli dagli occhi, svolgere il telo già liso, per decifrare dentro un traffico confuso di ragioni l’arcano delle circostanze e spiegarmi da solo la strana ragione di queste assenze interlocutorie.

4 risposte a “L’interlocutrice assente”

  1. Avatar Pim

    Nota: fotografia scattata al Museo Egizio di Torino nel giugno 2007.

  2. Avatar Prishilla

    Non spiegare nè spiegarsi ma dispiegare, fotografare, dipingere… questo mi appare questo post, e mi piace molto!
    ciao, prish

  3. Avatar Una donna piena di Amore
    Una donna piena di Amore

    un segnale del mio passaggio, per te, Pim .. per l’intenso Sentire che scopro tra le tue righe di vita vissuta.

  4. Avatar erikaluna

    ( che mi “rubi” i titoli dei racconti??!?)

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

Agosto 2009
L M M G V S D
 12
3456789
10111213141516
17181920212223
24252627282930
31  

Scopri di più da SCRIVERE I RISVOLTI

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere