La sposa cadavere Una generazione ormai invecchiata lanciava, molti anni fa, proclami sulla libertà d’espressione al suono di slogan che rivendicavano la fantasia al potere. L'immaginazione sembra essere, tuttavia, una fortuna appartenente a pochi eletti. Anche nel cinema. Il denaro aiuta a realizzare più compiutamente i propri sogni, a dar loro un corpo, una veste elegante, ma è tutt'altro che sufficiente. Tim Burton non pare godere di privilegi speciali (certamente meno di Spielberg), eppure possiede un vero talento e un’inventiva tanto pura quanto rara, erede unico e indiscusso dell’immaginario felliniano.
Siamo alla fine dell’Ottocento: Victor è convinto dai genitori, borghesi arricchiti, ad impalmare Victoria, figlia di nobili spiantati. Mentre il giovane ripassa il rito nuziale in un cimitero, Emily, sposa cadavere, lo scambia per il promesso marito e lo trascina in un oltretomba gaio e spensierato. Intanto, nell’aldiquà, il misterioso e perfido Lord Barkis insidia Victoria…
La sposa cadavere è il secondo film di Burton, dopo Nightmare Before Christmas, ad essere interpretato da pupazzi animati in stop motion; come nel precedente, mescola in un trionfo neogotico musical, commedia sentimentale, film comico, favola horror.
Bellissimo e commovente è il personaggio di Emily, dolcemente testarda nel rivendicare per sé il diritto di amare, che alla fine rinuncia e svanisce un volo di farfalle. E delizioso nella sua tenera goffaggine è Victor, sospeso tra il mondo dei vivi e il regno dei morti. Come a dire: in ognuno di noi c’è una porta che dà sull’Altrove…
La sposa cadavere (Tim Burton’s corpse bride)
di Tim Burton, Mike Johnson 
(Usa, 2005, 76’) 
Sabato 31 ottobre, Italia1, ore 19,30

One response to “La sposa cadavere”

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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