Beh,
c'è ancora qualcosa
che non vi ho mai confessato:
noi due facevamo coppia
sulle navi da crociera.
Nei giorni pari
lei cantava
Que reste-t-il de nos amours,
io l’accompagnavo al piano
e al bar.
Nei giorni dispari,
con un altro abito e una parrucca,
io facevo il prestigiatore
estraendo cappelli da un coniglio
e lei era
la mia assistente acrobatica.

11 responses to “Una confessione”

  1. Avatar Osman

    Come la coppia Confalonieri-Berlusconi cantando Charles Trenet:-)
    Buona giornata.
    Osman

  2. Avatar Pim

    Veramente pensavo a qualcosa di più malinconico e sexy… 🙂
    Ciao, buona giornata anche a te.

  3. Avatar rosy
    rosy

    che ritratto tenero… sembrano gelsomina e zampanò…

  4. Avatar Pim

    Fuochino: in effetti, Federico Fellini e Giulietta Masina c’entrano un po’.

  5. Avatar fino

    Per caso c’entra Brel?
    buon week end
    Fino

  6. Avatar Pim

    No, Fino: a dirla tutta, c’entro io… 🙂
    Buon week end anche a te.
    Pim

  7. Avatar maxgiordani
    maxgiordani

    Pim.
    Ma stai diventando un poeta… o forse lo sei sempre stato e me ne accorgo solo ora?
    Ti confesso che anche “noi 2” facevamo sempre coppia: nei giorni pari ci tiravamo addosso i bicchieri e nei giorni dispari le altre stoviglie. Meno poetico lo so…

  8. Avatar zia elena

    Mi piace quell’ “…estraendo cappelli da un coniglio”
    Besos
    Elena

  9. Avatar francesca

    ma che meraviglia pim!

  10. Avatar Pim

    @ M@x:
    Meno poetico, però con i piatti ci si può esercitare al tiro al piattello, che è una specialità olimpica. Vedi mai…
    @ Elena:
    E’ un lapsus che ho fatto davvero qualche tempo fa. Dalla brutta figura alla figura retorica, il passo è talvolta breve.
    @ Francesca:
    Grazie, sei sempre molto gentile.
    Buon fine settimana a tutti.
    Pim

  11. Avatar irenespagnuolo

    Rime intriganti, Pim.
    E, al di là del grazioso lapsus tra cappelli e conigli, pure l’assistente…acrobatica non è male eh :))))
    Irene

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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