Il virtuale è reale Tempo fa, lessi un'intervista piuttosto interessante a un giovane intellettuale franco-tunisino dal nome quasi impronunciabile: Mehdi Belhaj Kacem. Mehdi è autore del saggio Pop Philosophie, dedicato ai simboli chiave della nostra epoca, e di un pamphlet sulle sommosse nelle banlieues, La psychose française. Le sue dichiarazioni sul mondo di internet e sulle relazioni che nascono on-line sono semplici e in qualche modo definitive. Le ho annotate: “Il virtuale è reale. È il nuovo strumento delle giovani generazioni: un puro mezzo tecnico. La difficoltà risiede nell'individuare il vero incontro nell'oceano di scambi attuali. Ci vuole pazienza. E io so essere paziente”.

8 responses to “Il virtuale è reale”

  1. Avatar Fino

    ormai sembra che sia proprio così, però continuo a sperare che una differenza tra reale e virtuale ci sia ancora.
    Pim, a presto e buona settimana
    Fino

  2. Avatar maxgiordanin
    maxgiordanin

    Il virtuale è il virtuale. Il reale è il reale. Le relazioni che si propongono in internet, se parli di relazioni tra persone, sono reali. Reale e virtuale sono binari che non si incontreranno mai anche se appaiono eguali. Non capisco, quindi, l’affermazione anche se “ad effetto”.
    La verità è che la tecnologia rende spesso difficile capire cio che è reale e cio che non lo è. Questo succede anche per la grande quantità di informazioni che dabbiamo a disposizione. Si tratta quindi di affinare una tecnica che è vincente: saper distinguere. Ci vuole pazienza, certo, ma ci vuole testa piu che altro.
    Ciao Pim!!

  3. Avatar demata

    Mi sembra convincente.
    Ormai in Europa, gran parte dei lavori e delle attività sono finalizzati ai servizi e non alla produzione.
    Il cibo è prodotto sempre più con macchinari, a partire dai campi.
    L’industria raramente copre l’utensileria e le attrezzature che può usare un singolo uomo.
    Resta ancora una forte attività carovaniera, visto che le merci devono pur spostarsi, ma basterà inventare i piloti automatici e metteremo a casa tutti.
    Praticamente, il nostro sistema del lavoro è sostanzialmente finalizzato alla trasmissione e al controllo di dati (anche un ordine od una fattura sono dati, come lo sono una lezione in aula o il blablabla dell’anziano alla badante) e, tramite essi, al mantenimento di diverse attività strategiche per il controllo della finanza mondiale.
    Chi ha vissuto gli Anni ’70 non può completamente addattarsi a tutto questo, salvo i primi surfer degli Anni ’80, che ci sguazzano.
    Però è questo il mondo che stiamo consegnando alle nuove generazioni, inutile guardare da un’altra parte.
    Mr. Mehdi ha ragione.
    Ciao

  4. Avatar irenespagnuolo

    Mah…
    Concordo con Max.
    Ecco, il virtuale può essere reale. Ma il rischio è che molto resti virtuale e la realtà finisca per non essere vissuta, per sbriciolarsi, per stare sempre lontana da noi…
    Difficile trovare le parole ma annusare e toccare sono aspetti che virtualmente perdiamo 🙂
    E’ un discorso lunghissimo. Certamente lo stimolo è interessante. E ci vuole pazienza, su questo convengo abbondantemente.
    Ciao Pim!
    Irene

  5. Avatar Pim

    @ Max:
    Internet è uno strumento reale quanto il programma di una lavatrice; e le relazioni (in senso generico) che nascono e si sviluppano sono reali quanto quelle che possono instaurarsi al bar o al supermercato. Sono le informazioni che riceviamo ad essere vere oppure false: occorre verificarle, con intelligenza e pazienza.
    Grazie per l’intervento, a presto.
    Pim

  6. Avatar Pim

    @ Irene:
    Temo che a volte sia più virtuale il rapporto (faccio un caso personale) con la suocera che con un’amico o un’amica conosciuti in qualche forum. Però, ciò che dici è vero: il rischio di considerare l’Altrove più contiguo e familiare del QuiEOra ed abbandonarsi amnesici ad esso.
    Un abbraccio, ciao.
    Pim

  7. Avatar Marco
    Marco

    Io ho potuto constatare che ci sono parecchie persone che vivono la rete alla stregua della vita reale.
    Questo paradossalmente vanifica l’unico aspetto del virtuale che veramente sfocia nella realtà (e che secondo me è uno dei punti di forza di internet): il fatto di poter esporre liberamente il proprio pensiero senza i limiti e i condizionamenti di una società che, a dirla tutta, è massicciamente impregnata di ipocrisia.
    Fatto salvo ovviamente il fatto che per molti è uno strumento di lavoro formidabile, ma io dico che uno strumento deve rimenere.

  8. Avatar Pim

    @ Marco:
    Verissimo. Tramite il web si è più liberi di esprimersi, di sperimentare tratti della nostra personalità che il controllo sociale solitamente reprime. Sebbene, talvolta, qualcuno ne approfitti per mettere in atto comportamenti riprovevoli…
    Grazie per l’intervento, ciao.
    Pim

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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