Se mi sono mai addormentato al cinema? Ci ho provato alcune volte, con qualche successo. L'opera al nero, uno degli ultimi film di Gian Maria Volonté, tratto dal libro della Yourcenar: una ronfata colossale. In seconda battuta Francisca di Manoel de Oliveira. Roba da Cura Ludovico: nel senso che riesci a vederlo solo legato ad una poltrona con gli stecchini a tenerti gli occhi spalancati. Il Mereghetti gli assegna tre stelle e mezza, io due palle.
Ma dove ho visto cose che voi umani non immaginereste neanche se vi portassero a pedate al largo dei bastioni di Orione, è stato in O’ thiasos di Theo Angelopolous: quattro ore di una lentezza tremenda, in cui mi sono abbioccato a più riprese. Il bello è che, tra quando mi addormentavo e quando mi svegliavo, nel frattempo non era successo esattamente nulla. Strabiliante il tasso di morìa degli spettatori, con la sala alla fine decimata rispetto all'inizio – e faccio notare che si trattava di un noto cinema di Torino, frequentato da cinefili disposti a qualunque supplizio.
Ho espiato recentemente rivedendolo.
Oppure ho fatto lo stesso sogno, non so…







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