P1010068 Quando mi trovo all’estero, l’Italia non mi manca. Sto bene: cammino per le strade, prendo l’autobus o la metropolitana, parlo con la gente (meglio in francese che in inglese), assaggio i cibi locali, guardo la televisione. Mi muovo leggero, senza sforzo apparente. A piacermi è soprattutto la dimensione del viaggio, vivere on the road. Uno stato della mente che sperimento ogni volta, insensibile agli inconvenienti: se capita un problema, lo risolvo e riparto.

Nel rientrare in Italia provo invece una stretta al petto. Anche se ad accogliermi è il paesaggio innevato del Monte Bianco, così piacevolmente festoso. Aleggia una cortina fumogena, evidente solo a chi ritorna dopo qualche tempo. Qualcosa d’insalubre nell’aria che si respira, qualcosa che non ho percepito neppure nel cielo inquinato del Cairo o sopra i grattacieli di Londra. Non proviene dai tubi di scarico dei tir che corrono sull’autostrada, dalle sigarette di qualche automobilista fermo a questo autogrill, né dai camini accesi degli alberghi di lusso in fondo alla valle. Sono microscopiche particelle gassose che, inalate senza volere, penetrano incessantemente gli alveoli polmonari. Dosi refratte subletali che colano nel sangue avvelenando piano piano il cuore e il cervello. Bloccano il fluire dei pensieri, annebbiano le idee, incartano le emozioni, ammalano i sentimenti. E al contempo abbassano la soglia dell’ansia, rendono instabile l’umore, scaricano l’aggressività.

Non so cosa sia, ma è qualcosa nell’aria corrotta di questa Italia ad ammalarci. Qualcosa che ritrovo sui titoli dei giornali esposti nell’edicola, nei notiziari che mi giungono di nuovo alle orecchie, nei discorsi infervorati di qualche avventore. Qualcosa che disturba, smarrisce, intristisce, disgusta. Qualcosa che mi spinge ancora lontano, verso un altrove che sta ovunque tranne qui.

(Aosta-Torino, 14 marzo 2010)

5 responses to “Comin’ Home”

  1. Avatar dragor
    dragor

    Welcome back Pim. Perché non ti stabilisci in Inghilterra? Pensa, una casa vittoriana a Oxford con il backyard, il frontyard e un bel caminetto. E ogni giorno una buona tazza di tè
    dragor (journal intime)

  2. Avatar Pim

    Grazie Dragor. Conosco un ragazzo italiano che lavora nella City, 60 ore la settimana, due ore andare e due tornare. Sarà anche ben pagato, ma è un ritmo che non riuscirei mai a sostenere… Però Oxford, back e frontyard, bay windows e tutto il resto… un sogno davvero…

  3. Avatar rosy
    rosy

    non si può non provare una sensazione di nausea di fronte ai fatti che leggiamo e sentiamo tutti i santi giorni. il teatrino della politica si è trasformato in una commedia dell’assurdo, con tutta questa manipolazione della realtà, e tra 15 giorni andiamo a votare… che schifo, pim, viene voglia di mollare tutto e andarsene via…..

  4. Avatar zia elena

    Sono le stesse sensazioni che provo io già da parecchio tempo, per la verità. Descritte con il tocco “lieve” che contraddistingue i tuoi post!
    Nonostante tutto, buona giornata, Pim.
    Elena

  5. Avatar Pim

    @ Elena:
    A Londra e in Francia mi sono capitati sotto gli occhi alcuni notiziari televisivi e tra le mani qualche giornale: titoli sobri (tranne il Sun, ovvio), commenti pacati. Rientrato in Italia, gli strepiti dei politici (sempre i soliti) e le polemiche livorose mi hanno assalito sin dalla frontiera (o quasi). Il clima è diventato davvero insostenibile, ma la cosa peggiore è che ci siamo assuefatti.
    Buona giornata anche a te.
    Pim

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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